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Altro che fuori ruolo: Gudmundsson a sinistra è rinato

Semplificare per brillare: il fantasista islandese sta trovando la sua dimensione sulla fascia sinistra

Al Dall’Ara, contro il Bologna, Albert Gudmundsson ha offerto un'altra prestazione convincente. Da quando è arrivato alla Fiorentina nell’estate 2025, l’islandese non aveva mai trovato la continuità di rendimento mostrata nelle ultime partite.

La svolta è arrivata dalla vittoria con l’Udinese. Pochi giorni prima, Gud aveva offerto in serie due prestazioni gravemente insufficienti: contro il Verona si era divorato un’occasione colossale, scegliendo un improbabile assist a Kean invece di cercare la conclusione in porta, pur essendo solo davanti al portiere; a Losanna era entrato molto male nel secondo tempo, mostrando il solito atteggiamento ‘molle’ e irritante.

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Poi la partita contro i bianconeri, quella in cui ci ha ricordato perché sulle sue spalle c'è il numero 10. Un palo colpito, il bellissimo gol di sinistro e tante giocate di livello. Ma l’Udinese giocava in dieci, si diceva, quindi permaneva lo scetticismo su quella prestazione, che in tanti temevano rimanesse isolata. Non è stato così, perché da quel momento l’ex Genoa ha inanellato una serie di prove positive: Parma, Cremonese, Lazio, Milan e Bologna. Persino nel ko coi ducali si era visto un Gud più propositivo, sicuramente tra i meno peggio della squadra. Più che sufficiente contro i grigiorossi, negli ultimi tre incontri molto bene: il rigore guadagnato e trasformato all’Olimpico, l’assist servito a Comuzzo da corner coi rossoneri, l’ottima prestazione al Dall’Ara, illuminata dalla splendida palla per la rete di Mandragora.

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Anche i numeri cominciano a quadrare: nelle ultime 6 partite, quelle della svolta, Gud ha segnato 2 gol e servito 2 assist, portando il suo bottino stagionale a 7 reti e 4 assist. Dati vicini a quelli dell’anno scorso, quando segnò 8 gol e servì 3 assist. Gud ha ancora metà stagione a disposizione per migliorarsi.

La svolta di rendimento dell’islandese è coincisa con la svolta tattica di mister Vanoli: il passaggio al 4-3-3 (o al 4-1-4-1) ha portato Gudmundsson a giocare non più da trequartista/seconda punta, bensì da esterno sinistro atipico. Inizialmente, in tanti vedevano il suo spostamento sulla fascia come una forzatura, un ‘rattoppo’ per consentire al tecnico di cambiare sistema di gioco. D’altra parte, lo stesso Vanoli in più occasioni aveva dichiarato di vederlo più adatto a giocare al centro del campo piuttosto che defilato. Invece, in un momento in cui Gudmundsson si stava perdendo, il nuovo ruolo lo ha esaltato. 

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La semplificazione del suo gioco è stata la chiave. Troppe volte abbiamo visto l’islandese in difficoltà a trovare la sua posizione in campo, con la tendenza ad abbassarsi troppo oppure non riuscendo a farsi trovare dai compagni. Innumerevoli le occasioni in cui lo abbiamo visto perdersi nel pensare troppo a quale scelta nel suo ampio repertorio fosse la più giusta in quel momento, finendo per non combinare niente.

Nel suo nuovo ruolo (che ha già ricoperto in passato) Gudmundsson è molto più centrato: riceve palla sulla fascia sinistra, punta il diretto marcatore, va sull’esterno per crossare col mancino oppure viene dentro al campo per cercare la conclusione con il destro. Col passare delle partite, è evidente come la fiducia nei propri mezzi sia cresciuta.

Insieme a Fagioli, poi, forma l’asse di qualità della manovra offensiva della Fiorentina. L’intesa tra i due cresce con il passare delle partite, e sembra che il rendimento di uno esalti anche quello dell’altro. Oltre a questo, va sottolineata un’insperata applicazione in fase di non possesso, con l’islandese che si è più volte fatto apprezzare per i suoi recuperi e per il suo spirito di sacrificio quando la palla ce l’hanno gli avversari.

Altro che fuori ruolo. Gudmundsson si è preso quella fascia sinistra e sarà difficile togliergliela, anche se la Fiorentina sul mercato ha aggiunto giocatori come Solomon e Harrison, naturali concorrenti in quella posizione di campo.

La strada, però, è ancora lunga: il talento dell’islandese non è mai stato in discussione, la continuità sì. Adesso tocca a lui dimostrare che questa non è solo una fiammata.

 


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