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Alta tensione a Firenze, i tifosi: "Non è una minoranza che critica, serve chiarezza"

Rabbia, delusione, amarezza: la Firenze calcistica è in fermento ormai da un po’ di tempo, almeno qualche settimana. La maggioranza condivide la contestazione, anche se non tutti approvano offese e minacce rivolte alla famiglia Della Valle.

Ma c’è comunque qualcuno che resta dalla parte del patron, non volendo arrivare ad un punto di rottura. Di certo c’è che la città aspetta solo di conoscere quale sarà il futuro della Fiorentina, dal nome dell’allenatore per il post-Sousa fino alle aspettative che sarà lecito nutrire per la squadra di domani.

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Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

Filippo Pucci, il presidente del Centro di Coordinamento Viola Club, non ha dubbi: «Questa è una situazione che genera solo tanta amarezza. Certi errori - ha continuato - sono stati commessi ed è evidente, ma questo atteggiamento non porta da nessuna parte.

Mancano tre giornate al termine della stagione e non possiamo far altro se non compattarsi per cercare di chiudere la stagione, poi si esamineranno gli errori e si prenderanno le decisioni più congrue, provando davvero a fare tesoro di quanto è stato sbagliato.

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Il rischio, adesso, è quello di entrare dentro ad un tunnel: ciò che conta, in chiave futura, è soprattutto fare chiarezza, in considerazione del nuovo ciclo che la società ha già annunciato di voler aprire».

Federico De Sinopoli, il presidente dell'Associazione Tifosi Fiorentini, lo spiega senza incertezze: «Il patron sbaglia a pensare che a contestare sia una piccola parte della città.

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La diminuzione costante di quelli che vanno allo stadio lo sta a testimoniare perché anche quella è una forma, benché silenziosa, di mostrare il proprio dissenso. Ho la sensazione, piuttosto, che Della Valle non abbia il reale polso della situazione o venga informato male: basta fare un giro in città o frequentare i social network per capire che il malessere non è una sensazione appannaggio di pochi.

Un eventuale cambio di proprietà? Intanto bisogna che ci siano acquirenti, ma questa non è cosa di cui dobbiamo occuparci noi. Io, la domenica, vado a vedere la squadra che indossa la maglia per cui tifo e lo faccio a prescindere dalla proprietà: quello che conta è che ci sia la squadra».

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