Alla scoperta dello Jagiellonia, tra storia e identità. Un tecnico giovane e una squadra che sa stupire
I prossimi avversari in coppa giocano un calcio spumeggiante e dominano la classifica del campionato polacco. E il loro allenatore è uno tra i più giovani del calcio europeo
Domani la Fiorentina è chiamata a un probante impegno europeo. Nonostante il turnover e l’attenzione per l’importante sfida di lunedì sera contro il Pisa, gli uomini di Vanoli dovranno stare attenti a non prendere troppo alla leggera una compagine che in questo momento sta facendo bene non solo in Conference, ma anche in Ekstralasa, il massimo campionato polacco, di cui guidano la classifica.
Ecco quindi una breve panoramica su ciò che attenderà i viola domani sera (oltre al freddo siderale, chiaramente).
LA CITTA’. Da oltre due secoli Białystok è associata all’idea di un mondo nuovo, capace di superare divisioni e conflitti. Alla fine dell’Ottocento, in questa città multietnica dell’allora Impero russo, nacque il sogno di una lingua universale che potesse riportare l’umanità a una condizione di comprensione reciproca. A coltivare questo ideale fu Ludwik Lejzer Zamenhof, che ideò l’Esperanto come lingua neutrale, non legata a poteri politici o a disuguaglianze, capace di mettere tutti sullo stesso piano.
Białystok era un mosaico di popoli e idiomi: russi, polacchi, tedeschi, ebrei. Per Zamenhof quella varietà non era una ricchezza, bensì una fonte di incomprensioni e conflitti. L’Esperanto nacque così come progetto etico prima ancora che linguistico: uno strumento per eliminare discriminazioni e favorire la fratellanza universale.
IL CLUB. Il nome Jagiellonia Białystok richiama la dinastia degli Jagelloni, che nel Quattrocento governò tra Lituania e Polonia, promuovendo arti e cultura. Tra i loro sovrani spicca Ladislao II Jagellone, protagonista della vittoria contro i Teutonici nella celebre Battaglia di Grunwald. Dopo la sua morte, i destini di Lituania e Polonia presero strade separate, ma il richiamo storico è rimasto nel nome del club.
Lo Jagiellonia è una realtà relativamente giovane: nata a metà Novecento, ha raggiunto la massima serie solo negli anni ’90. Nel 2024 ha conquistato per la prima volta il campionato polacco, guidata dall’allenatore Adrian Siemieniec, 33 anni, tra i più giovani tecnici a vincere un titolo nazionale. La squadra si distingue per un gioco offensivo e tecnico, con in Afimico Pululu il suo punto di riferimento: dopo un avvio di carriera poco brillante, passato tra il Basilea e la seconda serie tedesca, in Polonia è diventato un attaccante decisivo e difficilmente marcabile. Ad oggi, sono ben 15 i gol complessivi in stagione del centravanti congolese. Fortuna che domani non ci sarà per squalifica. Al suo posto, uno tra il greco Rallis e il belga Sylla.
TATTICA. Lo Jagiellonia è una squadra che ama giocare un calcio posizionale, ad alto ritmo e palla a terra, con qualità e intensità. Senza palla, opera un pressing organizzato e intelligente, mantenendo un blocco difensivo medio-alto. La formazione più impiegata da Siemieniec è un 4-2-3-1 che in fase di non possesso muta in 4-4-2 o 4-1-4-1. È probabile che contro la Fiorentina si comporti come ha già fatto contro squadre più strutturate, abbassando i ritmi, cercando di tenere il più possibile il possesso palla e giocando con più pazienza per far uscire gli avversari in pressing e aprire varchi difensivi.
GIOCATORI CHIAVE. Oltre al sopracitato bomber Pululu, lo Jagiellonia fa molto affidamento al suo leader di centrocampo, il capitano della squadra Taras Romanczuk, 34 anni, giocatore “di lotta e di governo”. Da segnalare anche il trequartista spagnolo Jesus Imaz, 35 anni, giocatore dal maggior tasso tecnico della rosa, e il terzino polacco ventiquattrenne Norbert Wojtuszek, instancabile sulla fascia destra. Altro giocatore che potrebbe dar fastidio è l’ala destra spagnola Alex Pozo, 26 anni, in prestito dall’Almeria.
Così, tra il sogno universale dell’Esperanto e l’ascesa calcistica della Jagiellonia, Białystok continua a raccontare il desiderio di affermarsi oltre i confini, cercando ogni volta un linguaggio comune: prima con le parole, oggi con il pallone.
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