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Adios Vikingo. Beltran e la Fiorentina: cronaca di un amore mai sbocciato

Il nove-e-mezzo argentino lascia Firenze con un carico di rimpianti

Ci sono storie che non finiscono male, ma semplicemente non decollano mai. Quella tra Lucas Beltran e la Fiorentina appartiene a questa categoria. A due anni dal suo arrivo in riva all'Arno, l'attaccante argentino saluta Firenze per tornare al River Plate, il club che lo ha consacrato e che ora è pronto a riabbracciarlo con la formula del prestito con obbligo di riscatto.

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L’APPRODO. Quando la Fiorentina decise di investire 25 milioni su di lui nell'estate del 2023, le aspettative erano altissime. Reduce da una stagione da protagonista con la maglia dei Millonarios, culminata con 17 reti in campionato e la conquista del titolo argentino, Beltran rappresentava uno dei prospetti più intriganti del calcio sudamericano. Giovane, tecnico, generoso e con margini di crescita importanti: il profilo ideale su cui costruire il futuro dell'attacco viola. La realtà, però, è stata diversa. L'impatto con la Serie A si è rivelato più complicato del previsto e Beltran si è ritrovato ben presto a rincorrere un'identità tattica che forse non ha mai davvero trovato. Più che un centravanti, è diventato un attaccante di raccordo, spesso chiamato ad abbassarsi per cucire il gioco, ad aprire spazi per i compagni o a sacrificarsi lontano dall'area di rigore. Un lavoro prezioso per gli allenatori, meno per un giocatore arrivato con l'etichetta del bomber.

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POCA CONTINUITÀ (E CERTEZZE). Eppure le qualità non sono mai state in discussione. Tecnica nello stretto, intelligenza calcistica e spirito di sacrificio gli hanno permesso di ritagliarsi spazio in diversi momenti della sua esperienza viola, senza però riuscire a trasformare quelle prestazioni in continuità. Qualche gol pesante, diverse prove convincenti e altrettante giornate anonime hanno finito per raccontare una parabola fatta più di promesse che di certezze. Nemmeno i cambi di guida tecnica sono riusciti a invertire la rotta. Ogni allenatore ha provato a valorizzarne caratteristiche differenti, ma nessuno è riuscito a fare di Beltran il punto fermo dell'attacco viola. Il risultato è stato un continuo alternarsi di ruoli e interpretazioni che, alla lunga, ha finito per penalizzare sia il giocatore sia la Fiorentina.

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NUOVO INIZIO? Il ritorno al River Plate sa inevitabilmente di occasione per ricominciare. A Buenos Aires ritroverà un ambiente che lo conosce, un campionato in cui ha già dimostrato di poter fare la differenza e quella fiducia che a Firenze (e negli ultimi mesi a Valencia) sembrava essersi progressivamente affievolita. Per la Fiorentina, invece, la sua partenza rappresenta uno snodo importante del mercato estivo. Il club libera una casella nel reparto offensivo, alleggerisce il monte ingaggi e ottiene risorse da reinvestire per consegnare al nuovo progetto tecnico un attacco più funzionale alle idee della dirigenza.  Si libera, soprattutto, di uno degli ultimi "errori" marchiani, frutto di sessioni di mercato fallimentari.

Resta, però, la sensazione che Beltran lasci Firenze senza aver mai mostrato davvero tutto il suo potenziale. Non un flop, perché il suo contributo non è mai mancato sotto il profilo dell'impegno e della professionalità. Piuttosto un talento che, per una serie di circostanze, non è mai riuscito a incastrarsi fino in fondo con il mondo viola. E forse è proprio questo il rimpianto più grande, per lui e per la Fiorentina.

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