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Adani: «Fiorentina, guai a rilassarsi. Firenze è un esercizio alla vita. De Zerbi? Difficile»

L'ex difensore viola a tutto tondo sulla Fiorentina: «Da Paratici in estate mi aspetto quattro o cinque titolarissimi»

Intervistato da Repubblica, il doppio ex di Fiorentina-Inter Daniele Adani, impegnato in città per la data del suo show teatrale ‘Viva El Futbol’, ha analizzato il momento viola. Che sfida sarà Fiorentina-Inter? «Mi piacerebbe vedere una Fiorentina completa che faccia la partita, che rispetti sì l'avversario ma che tiri fuori l'orgoglio, il coraggio. Una partita simile al secondo tempo col Milan, finita 1-1, ma che dopo il pareggio di Nkunku ha visto la Fiorentina attaccare».

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Con la vittoria di Cremona i viola sono salvi? «Ha dato quel respiro che serviva, inseguito dopo sette mesi, dopo momenti drammatici come la sconfitta con il Verona o dopo che eri stato anche a sette punti dalla salvezza. Guai però a rilassarsi, adesso serve un'altra crescita. Quella di saper gestire la tranquillità della classifica con la voglia di evitare ricadute».

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Ma da fuori si è dato una spiegazione alla stagione viola? «Questa è una squadra che non ha mai cominciato la stagione, si è portata avanti un non inizio per tanti mesi e quando ti trovi in una situazione che non ti aspetti poi trovare l'unità di intenti per uscirne è difficile. Si dava per scontato che tutto sarebbe finito in poco tempo, invece ci sono voluti mesi e non sei ancora fuori. La squadra è stata spesso sfilacciata, ognuno cercava colpe e soluzioni singolarmente senza mai ragionare come un gruppo. La Fiorentina attaccava male, difendeva peggio, andava piano, contrastava poco non giocava a calcio e non era concentrata in area di rigore. È come se tutte le componenti fossero state disunite tra di loro».

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Poi è arrivato Vanoli… «Ha fatto un lavoro consono all'obiettivo, è arrivato per conquistare la salvezza e la sta raggiungendo. Mi è sembrato serio, applicato, ha fatto degli errori ma è arrivato in una situazione drammatica. Ho apprezzato il suo lavoro soprattutto da un punto di vista mentale e fisico. Paolo ha alzato la soglia della responsabilità rispetto alla situazione e all'obiettivo, che doveva essere ben chiaro ma che non è stato compreso per mesi. Quando lotti per la salvezza devi avere gamba, determinazione e grinta. Tutte caratteristiche che passano da una migliore condizione atletica».

La Conference può essere il grande sogno di stagione? «La permanenza in Serie A è l'obiettivo primario. Poi in Conference trovi il Crystal Palace e si può passare in poche settimane dall'esaltazione alla depressione, quindi vivrei la coppa come un piccolo scalino da percorrere. Ogni energia, ogni allenamento, ogni istante deve essere messo però in funzione della salvezza. Oggi per la Fiorentina è un vivere o morire sportivamente parlando».

Che cosa si aspetta in estate da Paratici? «Fabio sta facendo un restyling profondo, portando un senso di professionalità e attitudine al lavoro in tutte le aree della società, non solo nella squadra. Poi in estate mi aspetto, grazie alla sua ampia rete di scouting, quattro o cinque titolarissimi in tutti i reparti. Si deve partire da un'ossatura diversa in ogni zona del campo. Mi piacerebbe vedere una Fiorentina moderna, con un'interpretazione coraggiosa, che faccia crescere ragazzi giovani in prima squadra ma che sappia scovare profili anche in grado di capire che chi gioca per la Fiorentina gioca per una piazza prestigiosa. Giocatori con coraggio, ritmo, protagonismo, umiltà».

Molto dipenderà dalla guida tecnica. De Zerbi è così irraggiungibile? «Chi prende Roberto prende non solo un allenatore che propone calcio ma che porta con sé una cultura unica al lavoro. Ed è per questo che è così ricercato. Sinceramente leggo il suo nome, quello di Maresca accostati alla Fiorentina ma è difficile, complicato. Però bisogna ripartire da questa idea di calcio: tecnici che abbiano la presa sulla modernità, che parlino con visione coraggiosa e che possono fidelizzare unendo il calcio proposto con l'entusiasmo della gente».

Firenze è una piazza così difficile? «Firenze per me è unica e inimitabile, ora come allora. È un posto dove chi ci ha vissuto sente delle vibrazioni irripetibili e da fuori per quanto tu ci possa provare non capisci questa magia legata alla responsabilità. Il confronto se lo sai rispettare ti alimenta, ti migliora, ti tempra. Firenze è un esercizio dell'uomo alla vita».


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