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Accettare l'inferiorità come punto di (ri-)partenza. Prandelli e la difesa a 5, prova di squadra

La Fiorentina ha lottato e reagito, stavolta ha giocato compatta oltre le difficoltà. Consapevole della superiorità tecnica e tattica del Sassuolo

"Non ci dobbiamo vergognare a difendere", aveva detto chiaramente Prandelli qualche giorno fa. "Difendersi come squadra in certi momenti è cosa giusta e saggia. Vorrei vedere una squadra che si rende conto che siamo in una situazione delicata", altre sue parole alla vigilia.

E allora, ecco che la Fiorentina riparte proprio dalla consapevolezza di essere inferiore. Nel senso positivo e costruttivo del termine. Tecnicamente, tatticamente, come organizzazione di gioco e identità di squadra, rispetto ad un Sassuolo trattato quasi come se fosse il Barcellona.

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Da qui è nata la possibilità di portare a casa un punto, che forse vale anche qualcosa in più. MENTALITA' OPERAIA. Perché è vero, restano desolatamente solo tre i punti fatti nelle ultime sette partite, due con l'arrivo di Prandelli in cinque gare.

Ma almeno adesso c'è un punto da cui ripartire. C'è una squadra che si è calata nella mentalità operaia di chi deve lottare più degli altri per arrivare all'obiettivo. Perché le carenze tecniche e tattiche restano, per quelle ci vorranno tempo e tanti allenamenti, ma accettare le proprie debolezze vuol dire anche saperci mettere più grinta per sopperire alle mancanze.

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Cosa che le altre rivali per la salvezza già facevano da tempo. La Fiorentina no, e infatti ha perso partite e punti in malo modo. In maniera quasi sconcertante. Certo, psicologicamente ammettere e accettare di essere inferiori al Sassuolo e a tante altre formazioni non è affatto semplice per la Fiorentina, per il tifoso Prandelli e per i tanti giocatori abituati anche a giocare per altri traguardi, ma è il mezzo giusto per tornare ad essere concreti.

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E a fare punti. IL RIFERIMENTO AL '93. "Dobbiamo calarci velocemente in questa nuova realtà che non è più quella delle aspettative di inizio stagione", aveva aggiunto Prandelli alla vigilia. E pare che la Fiorentina abbia preso consapevolezza che quegli obiettivi iniziali, che partivano dal "migliorare il decimo posto" e "parte sinistra", ma con chiara visione di zone europee, ora sono decisamente da mettere da parte.

Così come ogni discorso su "squadra forte" e dal 7° monte ingaggi. Del resto, anche il duplice riferimento del tecnico alla Viola del '93, quella che partiva con Batistuta, Baiano, Effenberg, Laudrup, e anche Iachini e Pioli, e poi retrocesse, è servito come monito.

Serve una Fiorentina battagliera, grintosa. Come avevano chiesto a più riprese Commisso e anche i tifosi, che magari hanno saputo dare una scossa in più con il confronto di martedì e gli spettacolari fuochi d'artificio di ieri.

STRADA GIUSTA. Prandelli, dal canto suo, ha risposto mandando in campo una Fiorentina molto più coperta del solito. Anche sul piano tattico, una presa di coscienza chiara: serve in primis 'non prenderle'. Così si è rivista la difesa a 3, anzi molto spesso a 5, di iachiniana memoria.

Così i viola hanno saputo porre qualche argine allo strapotere tecnico del Sassuolo, e soprattutto hanno trovato il modo di reagire dopo l'iniziale svantaggio. Il fatto che la squadra abbia reagito e non sia crollata a quel punto, è un altro segnale importante: la Fiorentina è sulla strada giusta.

Anche se il viaggio per risalire resta lungo, complicato e tortuoso. Il Genoa terz'ultimo resta a tre punti, dopo il 2-2 piuttosto incredibile contro il Milan (rischiava anche di vincere, con doppietta di Destro, la squadra di Maran).

Segno che certo non ci si potrà accontentare di un punto in casa con il Sassuolo per salvarsi. Ma da qui si può mettere un punto, il primo mattone di un muro da costruire. Per diventare il prima possibile davvero una squadra.

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