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Abodi: “No alibi, rifacciamo gli stadi. Si pensa poco a infrastrutture. Firenze e Roma…”

Sul tema dei nuovi stadi che servono in Italia parla anche Andrea Abodi, presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo

Si parla del tema stadi nuovi anche sul Corriere Dello Sport. Parla così il presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo Andrea Abodi: Perché in Italia è tutto così difficile per fare nuovi stadi? “Perché si parte dai plastici e dai rendering invece che dai numeri, dall’ascolto del territorio, dalla concertazione con chi ha interessi nell’area.

Su questi aspetti l’iniziativa del Credito Sportivo può intervenire fornendo un contributo decisivo. Meno sul fatto che all’estero in due anni inaugurano uno stadio e da noi se va benissimo ce ne vogliono tre o quattro per vedere arrivare la prima betoniera.

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Io credo però che la cosiddetta “legge stadi” di fine 2013, che in effetti riguarda tutte le infrastrutture sportive, con le modifiche del 2017 vada sfruttata a fondo. Forse potrà essere migliorata, ma intanto utilizziamola. Una batteria di stadi nuovi o riqualificati - e per gran parte parliamo di rinnovare l’esistente - permetterà anche di avere le carte in regola per meritare grandi avvenimenti internazionali, come l’Europeo 2028».

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Dove ha sbagliato la Roma? “Se siano stati commessi errori nel corso dell’iter non so dirlo. Di certo noi ci siamo fermati un anno fa, in attesa che il cammino dello stadio venga scongelato. Spero che si abbiano presto novità, con l’auspicio che il percorso iniziato riprenda positivamente in una città che ha bisogno di sviluppo sostenibile e di riqualificazione urbana.

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Pure a Firenze, un’altra città in cui sulla questione è calato il silenzio. Il limbo è insopportabile, non prendere decisioni aspettando che la fiamma si spenga è un peccato mortale. Purtroppo mi sembra che la vicenda di Tor di Valle rientri in un panorama più ampio di difficoltà strutturale nella trasformazione della città.

Mentre Milano ha preso un’inerzia internazionale e sta accumulando un vantaggio che sarà sempre più difficile colmare”.

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