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Abel Braga a VI.IT: "Pedro si è sempre allenato per essere il migliore. Si adatterà più rapidamente rispetto ad altri suoi connazionali"

L'intervista esclusiva all'ex allenatore di Pedro al Fluminense, che nel 2006 vinse il Mondiale per Club contro il Barcellona

Tredici anni fa l'Italia vinceva a Berlino il Mondiale contro la Francia, nello stesso anno l'Internacional di Porto Alégre, diretto da Abel Braga e con un giovanissimo Pato in attacco, vinceva a Yokohama il Mondiale per Club contro il Barcellona di Ronaldinho.

Una vittoria che assume un'importanza significativa dato che nelle successive edizioni tra le sudamericane solo il Corinthians è riuscito a trionfare. L'allenatore di quell'Inter, Abelão come lo chiamano in patria, ha parlato in esclusiva aLaViola.it per commentare l'arrivo a Firenze di Pedro, che ha avuto modo di allenare al Fluminense nel 2017.

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Queste le sue dichiarazioni: Come commenta il trasferimento di Pedro dal Fluminense alla Fiorentina? "Pedro è un giocatore con una capacità tecnica individuale molto al di sopra della media di quelli che giocano nella sua posizione.

Velocità normale, non è molto rapido. Prepara le giocate e le finalizzazioni benissimo. Legge bene il gioco, sicuramente al di là di tutto quello che può vivere un brasiliano in Europa, avrà un adattamento molto più rapido perché tecnicamente è superiore.

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Non calcia molto forte ma cerca sempre di finalizzare calciando nell'angolo del portiere. Ha molta fiducia e ha raggiunto un livello molto alto, da Seleção. Ha una condotta da atleta esemplare. Penso che la Fiorentina sia felice dell'acquisto e che si valorizzerà molto".

Nel gennaio del 2018 disse che Pedro era il miglior attaccante del campionato brasiliano e che aveva le qualità per essere il centravanti della Seleção: cosa vide in lui in quel momento? "Quando è arrivato in prima squadra aveva giocatori più forti davanti ma voleva essere il migliore.

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Si allenava per essere il migliore, questa è stata la sua migliore qualità. Ha sempre cercato di saper aspettare e quando è arrivato alla squadra titolare ha mostrato una maturità che avevano in pochi. È diventato l'idolo dei tifosi dopo l'addio di Dourado che è andato al Flamengo.

Il suo lato tecnico, le soluzioni che dà alle giocate difficili, che sono molto complicate per molti giocatori, con lui sembrano molto semplici. Anche quando è marcato strettamente e duramente trova sempre una soluzione". Lo scorso anno si era infortunato al crociato, come lo ha visto in questo 2019?

"Ha recuperato bene, non aveva mai subito infortuni seri: è il primo della carriera. Mai avute distorsioni al ginocchio o alla caviglia, o problemi muscolari. Quindi ha recuperato bene e quando è tornato lo ha fatto come se nulla fosse successo".

In Brasile dicono che Pedro ha compiuto la sua profezia...nel gennaio 2018 disse che era il miglior attaccante del Brasileirao e che aveva le qualità per essere il centravanti della Selecao: cosa aveva visto in lui in quel momento?

"Qui in Brasile i giocatori hanno l'abitudine di parlare. Io ho molto rispetto dei miei giocatori e dico sempre la verità guardandoli negli occhi. Diventa più facile guadagnare fiducia. Loro possono credere in quello che diciamo loro.

Forse per questo gli piaccio tanto. Io lo rimproveravo molto quando sbagliava. Gli stavo molto addosso, uno con le sue capacità tecniche non poteva sbagliare le cose facili, mentre all'inizio faceva tanti errori su giocate semplici.

Faceva sempre bene le cose difficili. Io gli dicevo che doveva essere il contrario, poteva sbagliare il difficile, non il facile. Lui ha lavorato molto su questo. Per questo dico che tecnicamente è un giocatore che sa uscire dalle situazioni difficili e con un tocco di palla, anche se non è molto bravo nel dribbling.

È un 9 che esce, che fa bene gli uno-due, finalizza benissimo e trova sempre soluzioni per i compagni anche contro le difese molto serrate".

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