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50 anni di Batistuta: da El Gordo a Re Leone. I gol e le caviglie, in attesa del docufilm

Nel giorno del suo 50° compleanno, tutti i quotidiani dedicano ampio spazio alla storia di Gabriel Omar Batistuta. Questo il ritratto su La Gazzetta dello Sport.

Non è nato Re Leone. I suoi primi soprannomi calcistici sono stati El Gordo ed El Camion, a sottolineare un fisico grassottello e una tecnica non proprio raffinata. Ma Gabriel Batistuta ha una qualità che lo ha reso campione: ha dedicato ogni secondo della sua vita a cercare di migliorarsi.

E con questa sua filosofia è riuscito, come ricorda la Fifa, a diventare uno dei primi 100 giocatori viventi. Continuare a vincere è la sfida che lo accompagna anche nel giorno del suo 50° compleanno:«Non so come valutare questo momento, se essere felice perché in tanti mi stanno facendo gli auguri o se essere dispiaciuto perché so bene cosa rappresenta questa data».

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Deciderà. ALBO D’ORO. Il pallone è stato il mezzo che gli ha permesso di dribblare una vita da elettricista. Ma, voltandosi indietro, il calcio non gli ha regalato solo gloria, soldi, popolarità e vittorie ma anche paura e dolore.

La faccia bella, anzi splendida, della medaglia è riassunta in questo albo d’oro: uno scudetto con la Roma, una Coppa Italia con la Fiorentina, due Supercoppe italiane. Una valanga di gol in A con tanti record che resteranno a lungo nella storia del club viola.

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VIOLA E SCUDETTO. In Italia c’è arrivato grazie a un colpo di genio di Vittorio Cecchi Gori. Al produttore cinematografico avevano chiesto un parere su Latorre, già acquistato. Cecchi Gori dopo aver visto dei filmati disse: «Latorre non mi interessa, portatemi quel Batistuta».

Così è iniziata la leggenda del Re Leone. I tifosi viola gli hanno dedicato una statua, una stella, mille cori. Lui riesce ancora ad emozionarsi quando passeggia sul Ponte Vecchio. Cecchi Gori lo vendette al suo amico Sensi per 70 miliardi.

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Bati e la Roma inseguivano un obiettivo: lo scudetto. Lo vinsero. Poi, un finale di carriera anonimo: l’Inter e l’Al Arabi. CAVIGLIE. L’altra faccia della medaglia sono le caviglie massacrate dai colpi dei difensori avversari e da troppe infiltrazioni fatte nei suoi primi passi nel calcio.

«Ora riesco a camminare e anche qualche volta a giocare delle partitelle ma ho avuto paura di non vincere questa partita. Qualche anno fa camminare era un sogno». Non si è arreso. Non sarebbe Batistuta. Ora convive con dolori continui ma sopportabili.

Si muove per il mondo cercando il sole e il caldo. Le migliori medicine. DOCUFILM. Nella sua Reconquista è proprietario di una grande fazenda. La gestisce il padre Osmar. Anche la famiglia è un’isola felice. Presto uscirà un docu-film sulla sua storia.

Poi, prenderà a Coverciano il patentino di allenatore. Ma non aspettatevi il Re Leone in panchina. La sua prossima sfida sarà far crescere un progetto. Sportivo o magari politico, visto che in Argentina lo vorrebbero più coinvolto nella vita del sociale.

Un campione ha sempre qualcosa da insegnare.

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