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Viola, è tutto vero. Gol di Chiesa: 13 passaggi e 44 secondi di possesso

La strategia di Iachini piega il Napoli: una svolta dopo il rendimento disastroso di Montella. La Fiorentina si impone al San Paolo.

Il tormento, l’estasi: e in quella Napoli scioccata, che urla alla luna il proprio dolore, la Fiorentina scopre cosa sia la felicità propria e dove arrivi il «dramma» altrui. Cambiare l’allenatore si può e forse si deve, talvolta: e Beppe Iachini, sette punti in tre partite (aggiungendoci però la vittoria in Coppa Italia sull’Atalanta), certifica quanto fosse necessario imprimere una svolta.

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Ma intervenire può anche non avere un senso: e i tre punti in cinque giornate di Gattuso (quattro sconfitte, una vittoria nel recupero a Reggio Emilia) allungano le ombre su una scelta divenuta statisticamente un boomerang. Così scrive Il Corriere dello Sport.

VANTAGGIO. La Fiorentina si prende il campo e anche la partita, la riempie in ogni settore, la gestisce con la personalità che Iachini ha trasmesso e la infarcisce di scelte coraggiose che (26') Chiesa sublima chiudendo una manovra ampia, costruita con spregiudicatezza con 44 secondi di possesso e tredici passaggi sfruttati per aprire la difesa altrui con la sventagliata da Castrovilli a Benassi ed esaltata dalla rasoiata dell’enfant-terrible.

LA PARTITA VIOLA. Dopo la parata di Dragowski su Milik, la Fiorentina sfonda a destra (con Lirola) e rimpiange persino un tap in di Castrovilli (12'). Viola esaltata, viene frenata da Ospina sul colpo di testa di Chiesa. Alla Fiorentina per governare quel calcio sotto ritmo e privo di illuminazioni basta starsene ad occupare in ampiezza il san Paolo e aspettare che altro succeda.

Quella di Iachini è una strategia, attesa e ripartenza o attacco frontale, e quando la Fiorentina può chiuderla, infilandosi nelle burrose linee del Napoli, Chiesa - alimentato da un Castrovilli geniale - generosamente grazia Ospina, che fa un figurone sulla botta a colpo sicuro.

Ma alla fine la Fiorentina domina e poi celebra con una prodezza di Vlahovic, favoloso nell’andare a trovare con il sinistro un angolo in cui rifugiarsi per esultare.

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