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Vicepres. FAI: "Commisso come Attila, non si può sentire. Il Franchi va difeso: la Bombonera..."

Marco Magnifico, vicepresidente del Fondo Ambiente Italiano, commenta le parole di Commisso: "Lo stadio non si può distruggere, non siamo nel Texas"

Marco Magnifico, vicepresidente del Fondo Ambiente Italiano (FAI), parla a La Nazione del futuro del Franchi: «Seguiamo con estrema attenzione il dibattito sullo stadio di Firenze e crediamo che le grandi strutture costruite nella prima metà del ’900 debbano essere riconosciute come patrimonio storico-artistico.

Lo stadio è un capolavoro dell’architetto Nervi. Non è pensabile che uno dica, così come ha fatto il 67% dei fiorentini, di volerlo tirare giù. Questa è assenza di educazione artistica perché è un pezzo di identità nazionale.

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Per rimanere nel calcio: il celebre stadio di Buenos Aires, la Bombonera, è ispirata al Franchi. È un esempio dell’ingegno italiano». Siete quindi a favore di una ristrutturazione. «Certo. È un tema estremamente delicato, non si può ascoltare chi dice distruggiamo lo stadio: è una negazione della creatività italiana.

Attenzione fiorentini a non creare una monocultura turistica, a guardare solo al presente rinnegando il passato». E come secondo lei? «Serve un concorso di idee che coinvolga grandi architetti per un restyling di alto livello.

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Sulla falsa riga di Mario Botta alla Scala di Milano e Renzo Piano alla Morgan Library & Museum di New York. È una grande sfida per il Comune, ma le sfide più belle sono quelle più difficili». La sua opinione sulle posizioni di Commisso e del Comune?

«Il presidente della Fiorentina ha detto delle cose che non si possono sentire. Ma da Palazzo Vecchio nessuno gli ha dato ragione: Nardella è rimasto a metà solo perché non si può lasciare andare via il pesce con i soldi. Posso capire che trovare finanziamenti non sia facile, ma se viene un Attila con i soldi e dice distruggiamo tutto noi lo accettiamo?

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Commisso è un po’ Attila. E poi non si può pretendere di fare tutto in due mesi: siamo in Italia, mica nel deserto in Texas». Trovare un punto di incontro che soddisfi tutti non sembra facile. «Bisogna partire fissando due paletti: lo stadio così non va bene, deve essere sistemato, e non può essere abbattuto.

Commisso potrebbe ripensarci, dall’altra parte c’è il rischio che il Franchi venga distrutto, sono entrambi pericolosi».

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