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Quelli che vendono, reinvestono e migliorano. Dal Napoli all’Atalanta. Ma programmando. Il rischio è dover fare tutto in fretta e furia (sbagliando)

La partenza di Chiesa si fa più probabile. A volte cessioni illustri hanno dato il via a percorsi di crescita. Ma programmandole. Il rischio è di dover fare tutto in fretta e furia

L’ultima settimana di calciomercato rischia di stravolgere alcune cose all’interno della Fiorentina. Chiesa su tutti, perché su Milenkovic la linea di Commisso è ben diversa rispetto a quella sull’esterno. Se davvero arrivassero offerte importanti dalla Juventus, allora, Chiesa partirebbe.

QUELLI CHE VENDONO E CRESCONO. E non sempre privarsi di uno dei propri migliori calciatori è negativo. Anzi. C’è chi su una cessione importante ha costruito un percorso di crescita. Montella, negli anni in cui la sua Fiorentina terminava quarta in classifica, diceva sempre: “non puoi pensare di migliorare vendendo i tuoi calciatori più forti”.

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Vero, in linea di massima. Ma se guardi altrove c’è chi attraverso movimenti in uscita ha costruito le proprie fortune. Come il Napoli, ad esempio, che cedendo Lavezzi e Cavani riuscì poi ad introdurre nel proprio organico Higuain, Callejon, Mertens, Albiol aprendo il ciclo Sarri che l’ha portato a lottare per lo scudetto e stabilmente in Champions.

C’è l’esempio dell’Atalanta, che ogni anno cede a prezzo d’oro alcuni suoi gioielli ma riesce a reinvestire in maniera perfetta quei denari per riuscire a confermarsi o migliorarsi. C’è poi l’esempio storico della Juventus che con i soldi di Zidane prese Buffon, Thuram e Nedved, fino alla cessione di Pogba in tempi recenti.

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Il Tottenham con i soldi di Bale rifece una squadra che nel giro di poche stagioni è diventata una candidata al titolo in Premier etc etc. QUELLI CHE NON VENDONO, MA RESTANO SENZA SOLDI. Ci sono poi esempi contrari. C’è chi vende e sbaglia tutti i sostituti, come il Milan della gestione Fassone-Mirabelli.

E chi invece preferisce tenersi la propria gallina dalle uova d’oro rimanendo senza liquidità per reinvestire, come Cairo con Belotti. E nel calcio moderno, in cui i paletti economici (sempre che siano rispettati e non aggirati) l’equilibrio tra entrate e uscite non è di secondo piano.

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Nel caso della Fiorentina, ad esempio, tenere un altro anno Chiesa, col rischio di ripetere un annata di alti e bassi come quella passata e arrivare ad un anno dalla scadenza del contratto, senza quindi poter incassare chissà che, potrebbe essere un importante autogol per le strategie di rafforzamento della rosa (che ha evidenziato anche a San Siro alcune lacune da colmare).

Anche qualora Commisso volesse tirar fuori milioni per fare operazioni in entrata, non lo potrebbe fare per i vincoli del fair play finanziario. O comunque senza uscite. Ecco perché lo scenario su Chiesa potrebbe, quest’anno, portare al definitivo addio tra le parti.

O lo vendi adesso, in pratica, o non incassi più. Perché la volontà del calciatore di non rinnovare e cambiare aria ormai è acclarata. E da tempo. PROGRAMMAZIONE. C’è piuttosto un elemento che preoccupa. Mancano una manciata di giorni alla fine del calciomercato, e fin qui è sempre stato detto e ribadito che la rosa era quasi a posto così.

Il che lascia pensare che, anche in caso di addio di Chiesa, non ci sia stata un’efficiente programmazione sul come sostituirlo. Il rischio di aspettare (che la Juve prima venda D. Costa e che presenti l’offerta giusta) pone la Fiorentina in una posizione di difficoltà.

Se fosse stato venduto a inizio mercato le cose sarebbero state del tutto diverse. Adesso, con pochi giorni a disposizione, anche qualora Pradè avesse già intavolato varie alternative e piste da seguire, il tempo stringe e il rischio che qualcosa si inceppi aumentano a dismisura.

Così come il rischio che, per mettere toppe in caso di trattative saltate, si commettano errori. RISCHIO ERRORI. Proprio ciò che è accaduto un anno fa. Con mille alibi del caso Pradè ha dovuto rifare una rosa in fretta e furia.

Mentre provava a prendere Tonali e De Paul, ricevendo picche, prendeva in attacco Pedro e Boateng, così come Badelj e Pulgar in mediana. E da una serie di errori ne sono poi nati altri, come il dover trovare a tutti i costi una punta a gennaio e il dover prendere Cutrone alle condizioni del Wolves o un Duncan sovrapprezzo dal Sassuolo.

E nonostante tutto ciò, il problema attaccante è ancora attualissimo in casa Fiorentina. ATTENZIONE MASSIMA. Il rischio, dunque, che la Fiorentina si ritrovi a poter sbagliare movimenti in entrata (sempre che Chiesa parta) è alto.

Così come che si ritrovi ad essere presa per il proverbiale colletto nel momento in cui altri club sapranno che, dopo la partenza di Chiesa, la Fiorentina avrà a disposizione soldi da spendere e esigenze di chiudere in fretta.

Oppure di decidere di aspettare gennaio. NON UN CALCIATORE QUALUNQUE. Anche perché Chiesa, attualmente, ricopre un ruolo chiave nello scacchiere di Iachini. Quando spinge, come a San Siro ma anche in occasione dell’assist col Torino, può essere devastante come pochi altri in Serie A.

E ha dimostrato in questo avvio di stagione di poter essere molto utile, se non decisivo, anche in fase di copertura. Fin qui Iachini ha lavorato sul 3-5-2, forse convinto di avere a disposizione per tutto l’anno il suo esterno.

In caso di partenza si ritroverebbe a dover stravolgere tutto anche dal punto di vista tattico. Se dovesse poi arrivare De Paul al posto di Chiesa, ancor di più, stravolgere l’assetto tattico su cui ha lavorato tutta l’estate.

Diverso sarebbe, ad esempio, vendere un centravanti per prendere un altro. CRESCITA. Proprio nell’estate in cui bastava inserire un paio di tasselli, da scegliere in anticipo e su cui insistere fino al raggiungimento dell’obiettivo, c’è il rischio di dover trasformare gli ultimi giorni di mercato in un assalto all’arma bianca.

Esattamente il contrario di ciò che serviva. E con la speranza che qualunque cosa accada, tra entrate e uscite, non vengano commessi altri errori e che tutto ingrani nel migliore dei modi. Altrimenti, anche questa, rischia di trasformarsi in una stagione di transizione.

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