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Var e polemiche. Quotidiani, dirigenti e allenatori: ‘Arbitri, andate a rivedere le azioni’

Var e polemiche. Quotidiani, dirigenti e allenatori sulla stessa lunghezza di pensiero: ‘Arbitri, andate a rivedere le azioni al monitor'

Diversi i quotidiani che si concentrano sul tema VAR dopo quanto accaduto domenica sera al Franchi. Così scrive il Corriere Dello Sport: “Ma così a che serve la tecnologia? Se poi al VAR non ci vanno, allora meglio come era prima”.

Non lo pensa uno solo, lo cominciano a pensare in tanti. Ma il problema non è il VAR (inteso come strumento in aiuto - e non contro - gli arbitri) che invece è il futuro e del quale non si può fare a meno, ma tutto quello che gli gira intorno, che lo fa (o dovrebbe far) funzionare.

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L’ultima giornata è esemplificativa: un rigore non dato all’Inter (fallo su Biraghi che al monitor sarebbe stato facilmente rilevabile); uno non dato al Bologna (anche qui, che ci voleva?); uno al Cagliari (le immagini sono sotto gli occhi di tutti); uno alla Lazio (clamorosa la spinta di Caceres su Lazzari), che poi ha “beneficiato” di una svista sul contatto Lukaku-Sottil.

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Dunque, ci voleva tanto per dire all’arbitro: «Guarda, scusa, vai a rivedere». Invece c’è una sorta di omertà di categoria, come se ci si spalleggiasse l’uno con l’altro per evitare la “gogna” del monitor. E tranne pochi casi, qualsiasi cosa va bene per «supportare» (si dice così) la decisione di chi è in campo.

Colpa, anche, di indicazioni non sempre chiare, anzi, spesso in contrapposizione fra loro (leggi alla voce: falli di mano) Così anche il Corriere Fiorentino: Il Var invece di normalizzare il calcio ha finito per trasportare il Processo di Biscardi direttamente in campo e negli spogliatoi: tutto il contrario del motivo per cui era nato.

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Il problema, sta nei confini dell’aiuto tecnologico che in tre anni invece di farsi spazio (all’estero ad esempio l’azione viene rivista da tutto lo stadio sul megaschermo, mentre in Italia è vietato) è stato ristretto sempre di più col risultato di dimenticare per strada anche il buon senso.

«Chiaro errore arbitrale», solo quando si prefigura questa situazione il giudice di gara che siede davanti al monitor ha il potere di intervenire d’imperio e modificare una scelta dell’arbitro (per capirsi: gol-non gol, fuorigioco, scambio di persona al momento di un provvedimento disciplinare).

In tutti gli altri casi a legare le mani al Var è la cosiddetta «discrezionalità dell’arbitro in campo» che ha sempre l’ultima parola. E che, come accaduto domenica sera al Franchi, può decidere a suo piacimento di rivedere o no l’azione.

Come si potesse pensare che questo non avrebbe finito per generare sospetti e polemiche, è difficile da comprendere. In fondo la prima regola per una civile convivenza dovrebbe essere l’uniformità di giudizio.

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