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Var, non ci siamo. Il girone d'andata si chiude con l'ennesima gara dai mille rimpianti. Ora la sosta

La crisi degli attaccanti, la sfortuna, e gli episodi arbitrali condannano la Fiorentina all'ennesimo pareggio. Ora la sosta

Così non va(r). In molti avranno già usato questo gioco di parole o lo useranno nelle prossime ore. Ma nonostante il supporto della tecnologia la gestione degli episodi dubbi continua a creare polemiche e danni.

E sempre sullo stesso tipo di episodio: il mani in area.

Dai vertici arbitrali, oltre ad indire confronti e incontri sul tema con allenatori e capitani, continuano tuttavia a non trovare soluzioni pratiche. E non sarà colpa dell'arbitro di Genoa-Fiorentina se la squadra di Pioli non ha ottenuto i tre punti dopo aver sbagliato l'impossibile.

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Ma non può neanche essere ignorato del tutto un episodio che a termini di regolamento può anche trovare i più d'accordo. Ma se messo a confronto con episodi simili o analoghi di giornata e della stagione (della stessa Fiorentina) lascia tanti spunti di recriminazione.

Il resto è più o meno lo stesso film di sempre. Simeone che sbaglia il classico gol più difficile da sbagliare che da segnare, la giornata di grazia del portiere avversario di turno, ed una buona dose di sfortuna che fa infrangere il pallone due volte sul palo.

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Eppure, nonostante l'ennesimo segno X messo a referto, solo il Torino ne ha fatti di più, è meno drammatico di tanti altri visti nelle ultime settimane. La prestazione c'è stata. Il gioco anche. Il Genoa, che è sì 14° in classifica, in casa aveva perso solo con Napoli e Parma, eppure che ne dicano dalla sponda rossoblu, il grifone è stato letteralmente asfaltato.

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Ai punti, tutto bene, se parlassimo di boxe. Peccato che nel calcio i punti veri li portino i gol e le vittorie. E se non la butti dentro praticamente mai, è impossibile aspirare a sogni di gloria.

Che Simeone sia ormai diventato un problema è cosa acclarata.

Pjaca è inesistente, e la fase offensiva lascia agli almanacchi un girone d'andata che si chiude con un punto in meno dello scorso anno. Che fu pessimo. Ma l'equilibrio che regna sovrano nella parte medio-alta della classifica fa sì che chances di lottare per l'Europa ce ne siano ancora.

E molte. Perché in diversi sono cresciuti e stanno crescendo. Ora però, serve dare una svolta alla stagione. Come? Con due/tre innesti di spessore. Un attaccante ed un centrocampista per forza di cose, che facciano ciò che dovevano fare Pjaca e Gerson, ovvero la differenza.

Questo è ciò che serve. Che arrivino non è garantito. Gabbiadini è in pole per l'attacco. Muriel e Stepinski le alternative. E potrebbero arrivarne due su tre. Perché in uscita sono in diversi. E la priorità è da codice rosso in quella zona del campo.

Poi si penserà a come rinforzare la mediana. Anche perché Norgaard non ha demeritato a Marassi.

Ora la sosta. Tempo per ricaricare le batterie dopo un'estate particolare tra preliminari, tas, e quant'altro e rimettere benzina nelle gambe di un gruppo che sicuramente ha bisogno di ritrovare la giusta condizione in diversi elementi.

Il 2018 è terminato, a fatica. Con tanti rimpianti, e troppi errori da Luglio in avanti. Singoli, uomini mercato e Pioli. Nessuno escluso. Tutti hanno in parte delle responsabilità. Ma tempo e modo per raddrizzare la rotta e tornare sulla retta via ce ne sono.

Tra un mese, quando si sarà chiuso il mercato di gennaio, sapremo se alla volontà di farlo saranno corrisposti anche i fatti.

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