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V. Vio: "Allenamenti, serve riprendere gradualmente. A casa si perde il 70%"

Il preparatore atletico ha parlato di come si potrà tornare in campo e di come dovranno agire anche i suoi colleghi che avranno un compito delicato

Valter Vio è uno dei preparatori atletici più esperti in Serie A. Ha lavorato con Delio Rossi al Lecce, alla Lazio, al Palermo, alla Fiorentina, alla Sampdoria e al Bologna prima di entrare, un paio d’anni fa, nello staff di Cesare Prandelli.

Ha seguito l’ex ct azzurro a Valencia, negli Emirati Arabi e infine al Genoa. Al Corriere dello Sport-Stadio ha parlato così. Da dove, i suoi colleghi, ripartiranno? "Servirà una fotografia del gruppo. La prima cosa da verificare sarà il quadro iniziale alla ripresa degli allenamenti.

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Quanto è costato lo stop? A casa ti puoi allenare senza palla. Dunque subito i test atletici per verificare quanto hanno perso i giocatori a livello aerobico, di forza, di velocità. Sono le tre componenti iniziali per capire quanto sono lontani dalla forma fisica".

Lo stop derivato dall’emergenza è differente rispetto al canonico mese di vacanza del calcio? "Sì. Molti calciatori, nel periodo delle vacanze, non fanno quasi niente, sono tre o quattro settimane. Questa volta si tratta di uno stop più lungo, ma potrebbe essere meglio perché non è stato di completa inattività.

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A casa si sono allenati quasi tutti, spinti dai propri preparatori e dall’idea di tornare in campo. Con almeno 4 allenamenti a settimana qualcosa si mantiene in termini di forza e potenza aerobica. Senza palla, si perde la parte specifica.

Parlo di velocità, reattività, quanto è inerente alla capacità cognitiva. Nei moderni sistemi di allenamento il 70-80% si fa con il pallone e solo il 30% a secco. I giocatori a casa hanno lavorato a secco". Il rischio principale da evitare?

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"Il sovraccarico di lavoro. Se ora ti capita un infortunio, sei finito. Non lo recuperi più un giocatore. Riprenderei in maniera graduale, non con una vera e propria preparazione. In estate hai 6 settimane di tempo. Ora dovrebbero essere 3 o 4.

Servono lavori specifici su forza e potenza aerobica. Quando hai poco tempo, devi solo integrare. Meglio gli allenamenti con la palla, niente doppie sedute come si fa con la vecchia preparazione estiva. Dunque prevenzione, strechting, forza.

Vale la pena strutturare meglio l’allenamento, in base alle differenze individuali". Cosa comporta non avere una condizione ottimale? "Diminuisce la prestazione e si allungano i tempi di recupero. E’ un aspetto fondamentale immaginando tre partite a settimana.

Una condizione deficitaria aumenta il rischio di infortuni. Con il campionato compresso in due-tre mesi non ci sarà più tempo per lavorare. I titolari manterranno la condizione attraverso le partite. Allenare chi è coinvolto meno diventerà più complicato.

Dovrai farli giocare. Alla lunga, restando in panchina, perderebbero la condizione ritrovata con la mini-preparazione di maggio. Questa sarà la sfida di tutte le squadre, degli allenatori e degli staff". Come vincerla? "Mantenere una condizione fisica all’80 per cento, come avviene per le squadre impegnate nelle coppe europee, diventerà l’obiettivo di tutti.

Si può organizzare un turnover specifico, ma dipende dalla rosa. Oppure bisognerà far capire ai giocatori, non impiegati nei 90 minuti, che ci si può allenare subito dopo la partita. Sì, anche alle undici di sera. Deve prevalere l’idea di mantenersi tutti allo stesso livello fisico".

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