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Una 'bolla' modello Nba per salvare la Serie A. Ma i calciatori sono contrari

Come scrive La Repubblica, per evitare il fallimento dell’intero sistema calcio esiste solo una strada: continuare a giocare. Ad ogni costo.

Una "bolla" per evitare il collasso. Il campionato di Serie A è appeso al filo dei contagi, lo sanno la Federcalcio e la Lega calcio, lo sanno soprattutto i club che, da mesi, faticano drammaticamente a trovare liquidità, senza abbonamenti, spettatori e sponsor che pagano poco, quando lo fanno.

Per evitare il fallimento dell’intero sistema esiste solo una strada: continuare a giocare. Ad ogni costo, scrive La Repubblica.

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RIUNIONE. La riunione tra i medici sportivi delle 20 società non ha prodotto proposte utili, però: l’unica, inserire un tampone in più, non pare fortunatissima, visto che i 4 tamponi in 5 giorni effettuati dall’Under 21 non hanno impedito il rinvio del match degli azzurrini contro l’Islanda (ieri dopo i test altri 3 positivi, in tutto siamo a 8 casi).

E poi, l’impressione collettiva è che mettere mano al protocollo, oggi, equivalga a fermarsi per non ripartire più.

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IDEE. E allora nascono altre idee. Una, di cui nessuno vuole apertamente prendersi la paternità, è una vecchia tentazione: un mini lockdown del calcio.

O, come si dice, una "bolla". Tutte le squadre chiuse in ritiro — sul modello della Nba — anche solo per due settimane, uscendo solo per giocare, con test ogni 4 giorni. Questo permetterebbe di smaltire i molti casi senza che nel frattempo se ne aggiungano altri, non rischiando così di interrompere il campionato.

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NO DEI GIOCAOTRI.

L’idea della "bolla", ritenuta indispensabile a livello politico-sportivo, ha un grosso ostacolo: non piace ai calciatori, molto contrari già a maggio, quando pareva l’unica strada per riprendere il campionato fermo da marzo.

I club li assecondano, ma sanno che una misura urge. E con altri giocatori importanti, irrinunciabili costretti fuori, la necessità di chiudersi diventerà evidente. Nel frattempo, però, sempre più società sembrano ventilare la possibilità di non giocare, in caso di assenze: se poi il Giudice sportivo decidesse per il rinvio di Juve-Napoli — prospettiva ad oggi improbabile — sarebbe quasi un liberi tutti.

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