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Un (altro) anno pieno di errori e peccati di gioventù. Dall’anno di transizione alla delegittimazione dei tecnici, fino al mercato

Similitudini con la passata stagione. Fiorentina in difficoltà, anche per errori e peccati di gioventù commessi dalla società/proprietà. Dai quali fare tesoro per risalire

Come è stato possibile non battere il Brescia? Quello stesso Brescia che contro l’Inter ne ha presi sei e poteva prenderne altrettanti, ma che la Fiorentina non è riuscita a sconfiggere a domicilio. Gli stessi discorsi che un anno fa, a questo punto della stagione, venivano fatti dopo quel clamoroso ko interno contro un Frosinone già retrocesso.

Il vortice in cui è entrata la Fiorentina è più o meno lo stesso. La sensazione di poter perdere contro chiunque, e di non avere le forze per battere nessuno, c’è di nuovo. Il margine su chi al momento andrebbe in B è ancora ampio.

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Come un anno fa. I valori, sulla carta, portano per forza di cose a pensare che sia pressoché impossibile finire in B. Esattamente come un anno fa. Probabilmente, il risultato finale sarà lo stesso, con la permanenza nella massima serie, perché è la logica a spingere verso questo pensiero.

Ma la paura, anche in virtù di quanto accaduto un anno fa, sale. DI NUOVO. Come l’anno scorso, soprattutto in società, c’è la convinzione di aver allestito una squadra che potrebbe e dovrebbe occupare ben altre posizioni di classifica.

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Per quanto sia cambiato tutto, società, proprietà, tecnico, squadra, in casa la Fiorentina non riesce a vincere una partita che sia una. Neanche contro squadre già spacciate o che non hanno niente da chiedere alla propria stagione.

La Fiorentina non segna, e non gioca. Un’ora di buon calcio all’Olimpico contro la Lazio non possono cancellare quanto visto con Brescia e Sassuolo. Ed anche prima del lockdown. Una serie di situazioni che partono da lontano.

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ANNO DI TRANSIZIONE. Fin da subito apparvero sbagliate le parole di Daniele Pradè, Rocco Commisso, e Joe Barone, che parlando degli obiettivi stagionali della Fiorentina definirono questo un anno di transizione. Poi, il tiro, venne aggiustato in anno di costruzione.

E di valutazioni. Ma quando le stagioni partono così, il rischio che nello spogliatoio non ci sia il clima adatto si moltiplica. E lo si è visto con declino preso dalla gestione Montella, quando quello spogliatoio si sfaldò dinanzi alle prime difficoltà senza riuscire a rialzare la testa.

La preparazione estiva è stato un grosso problema. Perché la Fiorentina, anziché mettere benzina nelle gambe, è volata negli Usa per prendere qualche dollaro  e farsi conoscere. Ma poi, se con Montella non correva più nessuno, questa decisione ha costretto Iachini a rifare completamente la preparazione.

Il lockdown, ma qui non ha colpa di certo nessuno, è arrivato nel momento fisico migliore della Fiorentina. MERCATO. Aver dovuto allestire la rosa in poche settimane non ha aiutato. La programmazione, d’altronde, nel calcio è tutto.

E le toppe messe si stanno rivelando degli errori. Alibi ce ne sono, ma chi ha operato sul mercato non può sentirsi esente da colpe vista la quantità di milioni spesi e i risultati portati dagli innesti. Che per carità, a lungo termine, potrebbero anche dare ottime risposte.

Ma ad oggi, se la classifica piange e la Fiorentina è nella situazione in cui si trova, lo deve anche alla serie di acquisti sbagliati. Così come la gestione di Chiesa. DELEGITTIMAZIONE DEI TECNICI. Iniziare la stagione mettendo in discussione l’allenatore non è il massimo.

Quel “Montella sa che quest’anno si gioca tutto e non può più sbagliare” di Pradè fu un errore. Ma già allora si capì che, se fosse stato per il direttore sportivo, l’allenatore sarebbe stato cambiato. Ma Commisso volle dare fiducia a Montella.

Ed anche questo è stato un errore. Peccati di gioventù, e inesperienza. Che però si sono ripetuti con Iachini. “Se non si dovesse ripartire Iachini sarebbe sicuramente il nostro allenatore anche per l’anno prossimo. Se il campionato ripartirà dovremo fare delle valutazioni”.

Che fosse ciò che avrebbe fatto la Fiorentina lo si sapeva. Ma dirlo pubblicamente, come ha fatto Commisso, è stato un errore gigantesco a livello comunicativo. Chissà se è un caso se Iachini stesso, sia col Brescia, che con la Lazio, ci ha messo diversi minuti in più nel decidere di togliere Ribery, magari memore di quanto era accaduto con Montella.

Aver delegittimato, in ottica futura, la posizione del tecnico può aver influito. Come accadde quando Cognigni, Della Valle e Corvino screditarono pubblicamente il lavoro di Pioli. Che infatti, di lì a breve, dette le dimissioni sapendo di non poter più essere credibile dinanzi allo spogliatoio.

EXTRA CAMPO. “Con una mano penso alla squadra, con l’altra al resto” disse Commisso pochi mesi fa. Dal primo giorno, la nuova proprietà viola, ha lavorato su decine di fronti paralleli al campo. Dal centro sportivo, allo stadio, passando per le battaglie sul Var e la presenza in Lega.

Situazioni, che in un momento ancora molto delicato di classifica, potrebbero aver contribuito a distrarre dall’obiettivo principale: il campo. TEMPO PER REAGIRE. Far tesoro di quanto accaduto nello scorso finale di stagione e degli errori commessi quest’anno, è indispensabile per raddrizzare la rotta.

Tempo ancora ce n’è. Poi sarà il momento delle analisi. Perché se le ambizioni di Commisso sono di fare dell’anno prossimo quello del rilancio, e della lotta stabile per l’Europa, di cose da cambiare ce ne sono. E tante. Le valutazioni spetteranno alla società.

Qualcuno, di mea culpa, ne ha già fatti. Altri, invece, continuano a tirar dritto. Calciatori in primis. Perché una serata storta ci può anche stare. Ma un trend così non è ammissibile quando indossi la maglia della Fiorentina.

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