Tolto il peso, è ora di andare avanti. Fiorentina più forte di un anno fa, ma c'è da lavorare
Da Commisso a Pradè, l'addio di Chiesa ha lasciato il segno ma è stato anche liberatorio. Ora bisogna guardare oltre: Viola incompleta per l'Europa, ma più forte dell'anno scorso
Il caso Federico Chiesa ha contraddistinto pesantemente l'ultima settimana della Fiorentina. Più in generale, ha attirato su di sé i riflettori da un anno a questa parte. Fin da quando Commisso si presentò sul pullman a Chicago, fin da quando Joe Barone parlò a quattr'occhi con Federico sulle rive dell'Hudson.
Si è parlato, effettivamente, sempre di Chiesa. Dalla forte volontà di andare alla Juve nell'estate 2019 ai 'bronci' andati avanti per mesi, fino alla discussa fascia di capitano contro la Samp. Per questo, alla fine, il divorzio (doloroso) è stata comunque una 'liberazione'.
Non a livello tecnico, sia chiaro, perché sulla corsia destra Federico resta un ottimo giocatore, quanto per il 'peso' che stava rappresentando nell'ambiente. E anche nello spogliatoio, sentendo le parole di Pradè. UN 'PESO'.
"Sono contento che adesso ci siamo tolti di questo peso: era diventata una telenovela, si parlava solo di questo e non della squadra", ha detto il ds. "Soprattutto per il papà di Chiesa, non siamo mai stati una situazione per il futuro, ma un veicolo per poter arrivare ad altre situazioni.
La famiglia Commisso si aspettava di più da Federico Chiesa. Hanno accusato il colpo a livello affettivo”. "Sì, ci siamo rimasti molto male per come si sono comportati i Chiesa. Ancora nessuno di noi ha ricevuto un messaggio o una chiamata da Federico, e credo che nessuno di noi si meriti un comportamento del genere", ha ribadito Commisso.
Da una sorta di affetto paterno alla delusione di un 'figlio' che se ne va, senza alcuna riconoscenza. Ma ora è il tempo di guardare avanti. CHI RESTA. Perché il caso Chiesa ha 'invelenito' per molti aspetti l'ambiente viola negli ultimi mesi.
Fino alla fascia di capitano sul suo braccio per quella che tutti sapevano potesse essere la sua ultima partita alla Fiorentina. Errori, insomma, da una parte e dall'altra. Ora però bisogna ripartire. Perché c'è una Fiorentina post-Chiesa, fatta di giocatori che hanno scelto Firenze come atto d'amore: Callejon, ad esempio, ha aspettato fino all'ultimo i viola per rimettersi in gioco dopo Napoli, cosa simile per Bonaventura.
Martinez Quarta, invece, ha lasciato casa sua, il River, per conquistare Firenze. Ribery, nonostante la famiglia sia rimasta a Monaco, è sempre legatissimo alla Fiorentina ed è pronto a trascinare ancora i viola, così come Castrovilli che si è legato con forza all'idea futura che ha in testa Commisso.
Certo, restano le situazioni di Milenkovic e Pezzella che rischiano di finire come il caso Chiesa. Ma su di loro c'è una piccola apertura in più. E in ogni caso, non hanno mai fatto mancare professionalità e impegno. IACHINI CAMBIERA'?
Sarà, comunque, una Fiorentina diversa alla ripresa. Forse anche a livello tattico. Iachini, fin dal suo arrivo, ha puntato con continuità sul 3-5-2, solo parzialmente modificato in un 3-4-2-1 a seconda delle situazioni nelle prime gare di questo campionato.
Certo, guardando i giocatori a disposizione, è possibile che i singoli si possano adattare meglio a sistemi diversi, magari un 4-3-3, o un 4-2-3-1. Ma Beppe rinuncerà 'a cuor leggero' alla sua difesa a tre, che tante sicurezze aveva dato fino alla partita con l'Inter?
Non semplice rispondere di sì. Certo è che con il 3-5-2 visto finora sia Amrabat regista che un Callejon versione tutta fascia non sarebbero nei loro ruoli migliori. LA MANO DELL'ALLENATORE. Servirà, adesso, la mano dell'allenatore.
Un tecnico, Iachini, che da gennaio aveva portato a termine la missione di portare la Fiorentina alla salvezza. Non esprimendo un calcio scintillante, ma concreto. Questa è la sua occasione, in tanti lo hanno 'becchettato' sia contro l'Inter (quando la Fiorentina aveva fatto comunque un'ottima partita) sia soprattutto nella figuraccia contro la Samp (quando sia il sistema di gioco che la tenuta dei singoli hanno profondamente deluso).
Con la sosta, e con i nuovi innesti, si aprirà un ciclo di partite che potrà dire la verità sulla nuova Fiorentina. Dopo qualche voce di malumore per la gestione della fascia a Chiesa e le rassicurazioni poi della società. PIU' FORTE.
Una Fiorentina senza centravanti pronto e senza regista, ma comunque più forte di quella di un anno fa. Senza l'assillo di una salvezza da rincorrere. C'è Callejon e non Chiesa, ci sono Biraghi e Barreca e non Dalbert e Terzic, c'è Martinez Quarta e non Ceccherini, c'è Amrabat e non Badelj, ci sono Bonaventura e Borja Valero e non Benassi, Zurkowski o Agudelo, c'è Kouame e non Boateng.
Più Igor, Duncan e Cutrone, arrivati a gennaio, con mesi in più di esperienza in viola sulle spalle. Al pari di Castrovilli, chiamato a confermare (e migliorare) la sua prima ottima stagione in A (ma conclusa in calo). Messa così, sulla carta, non si può non dire che sia una squadra migliore rispetto all'anno scorso.
Ma l'impressione è che, senza un vero impianto di gioco, tutto passi ancora dalle giocate geniali di Ribery. Campione assoluto ma fisicamente non indistruttibile. Starà all'allenatore, ora, mettere a frutto una squadra sì incompleta nei valori (senza un attaccante da doppia cifra sicura e senza regista) ma non certo debole.
Migliorare il 10° posto è il primo obiettivo, arrivare all'Europa (target messo un anno fa, poi ritrattato) sarà invece parecchio complicato. Sulla carta, sarebbero molte le scommesse da vincere (specie sui tre giovani davanti) per poter competere per i primi 6-7 posti.



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