Tanti buoni giocatori, ma nessun arrivo nei due ruoli chiave. Fiorentina forse più forte, ma basta per andare in Europa? Chiesa andava per forza ceduto, ma...
A inizio mercato si parlava di un regista e un centravanti. Nessuno dei due è arrivato. Pradè ha ragione: Chiesa andava ceduto. Ma la formula...
È stato un Pradè istituzionale ma deciso quello che si è presentato ieri pomeriggio alla stampa per rispondere a tutte le domande inerenti al calciomercato. Un mercato che ha generato larga insoddisfazione tra gran parte di tifoseria e stampa fiorentina.
Il direttore sportivo si è difeso come era ovvio che accadesse, ha ammesso gli errori dove era impossibile difendersi ("la fascia di capitano a Chiesa è stato un errore") e si è detto ottimista e convinto della Fiorentina costruita per la stagione 2020-2021.
CHIESA DOVEVA PARTIRE. Su una cosa bisogna obbligatoriamente concordare con Pradè: la cessione di Chiesa era inevitabile. Si era trascinata da più di un anno, il giocatore voleva per forza la Juventus (attirando inevitabilmente le ire di tutta Firenze), si rischiava di doverlo vendere a un prezzo assai minore nelle prossime finestre di mercato in virtù del contratto in scadenza nel 2022.
Soprattutto, come detto da Pradè, la Fiorentina veniva considerata solo un veicolo, un trampolino di lancio e poco altro. Ciò non può che provocare tanta amarezza, visto che Chiesa non è un giocatore qualsiasi sbarcato sulle rive dell'Arno e che poi ha scelto una squadra con ambizioni superiori, ma un ragazzo cresciuto fin dalla tenera età a Firenze.
Ma ormai è questo il calcio moderno: bisogna stupirsi solo di chi fa la scelta contraria (praticamente nessuno) e non di chi ragiona come Chiesa e famiglia. TEMPI E MODI. Detto che la cessione era inevitabile, ciò che fa storcere il naso sono tempi e modi.
Ci si può giustificarsi in tutte le maniere, ma arrivare all'ultimo giorno di mercato per un'operazione così importante non può essere certo un vanto. La formula della cessione, poi, è chiaramente scelta per venire incontro alle esigenze della Juventus, bloccata da problemi di bilancio in rosso.
Il problema è che, oggettivamente, ci si poteva fare poco. La Fiorentina si è ridotta all'ultimo e, per le suddette ragioni, si è trovata a dover obbligatoriamente cedere il ragazzo, messa all'angolo da una società tanto antipatica quanto forte e intransigente, soprattutto perché supportata in toto dall'entourage del ragazzo (che poi è la famiglia), che non sentiva altro che l'inno della Juve nella propria testa.
SOLDI IN GHIACCIO? Definire creativa la formula con cui è stato ceduto Chiesa è un eufemismo, ma con tutta probabilità porterà nelle casse viola almeno 50 milioni, più 10 di bonus. Il neo non da poco è che i viola non ne potranno usufruire fin da subito.
Non è questione di pagamenti a rate, perché nel calcio moderno sono all'ordine del giorno. Il fatto è che fino a quando non viene a verificarsi una delle tre condizioni che trasforma il prestito con diritto di riscatto in obbligo, i viola non possono mettere abilancio i 40 milioni del riscatto.
Per capirsi: se la formula fosse stata la stessa ma con un 'classico' prestito con obbligo di riscatto, i viola, anche senza liquidità, avrebbero potuto inserire l'incasso totale già nel bilancio 2020. Ripetiamo: il problema non sembra essere se arriveranno i soldi, perché una delle condizioni (Juventus qualificata in Champions nel 2021-22) appare quasi impossibile da non essere raggiunta.
Il problema è quando arriveranno. Se si vorranno investire a breve quei 40-50 milioni nelle prossime sessioni di mercato bisognerà servirsi di meccanismi simili a quelli usati dai bianconeri, affinché si possa ritardare l'inserimento a bilancio delle spese e non farsi dunque bacchettare dal fair play finanziario.
Da questo punto di vista, non è certo "un'ottima operazione". Lo diventa solo se si valuta esclusivamente quanti soldi in totale, in tempi di crisi post Covid, dovrebbe riuscire a guadagnare la Fiorentina dalla cessione del figlio d'arte.
REGISTA E CENTRAVANTI. Ciò che lascia più interdetti del mercato estivo è proprio la costruzione della squadra. Nella lista dei problemi evidenziati anche dallo stesso Iachini nella precedente stagione, ai primi due posti figuravano la mancanza di un centrocampista abile nel costruire gioco e un attaccante da almeno 15 gol a stagione.
Nessuno dei due profili è arrivato. Sono arrivati diversi buoni giocatori di esperienza, che hanno reso sulla carta più competitivi due reparti su tre dei viola (ovviamente difesa e centrocampo). Ma le due criticità evidenziate per gran parte della scorsa stagione non sono state risolte.
Non sarà Amrabat a risolvere il problema del regista, semplicemente perché non lo è e non lo sarà mai. Ci si augura che possa imparare a convivere in quel ruolo assai delicato, ma di certo non potrà trasformarsi in un Torreira, giusto per fare il nome che più avrebbe incendiato i cuori dei tifosi viola.
Difficilmente sarà uno tra Kouame, Vlahovic e Cutrone a risolvere il problema dei gol. Certo, ci si augura che uno dei tre giovani attaccanti viola possa esplodere definitivamente, ritrovandosi così in casa la soluzione al problema.
Ma è chiaro che stiamo viaggiando nel campo delle ipotesi. E in base a quel che si è visto fino ad oggi, difficilmente ci ritroveremo tra le mani una punta-killer in area di rigore. BILANCIO PREVENTIVO. Ecco perché, senza ancora avere a disposizione la prova del campo, il mercato viola non può essere valutato come pienamente sufficiente.
La Fiorentina di oggi perde il secondo giocatore più forte e decisivo della rosa e guadagna tanti buoni calciatori (la maggior parte presi a parametro zero) che la rendono più profonda e probabilmente anche più forte della passata stagione.
Sì, ma più forte di quanto? Per arrivare una posizione al di sopra del decimo posto? Dispiace, ma la Fiorentina per storia deve essere costruita quantomeno per lottare fino alla fineper le posizioni europee. Vista la mancanza di arrivi nelle due zone chiave di campo, su questo ci sono alcune perplessità.
Dirigenza e proprietà possono volare basso quanto vogliono, ma non c'è stadio che tenga: storicamente è quella la posizione di classifica che compete alla Fiorentina. Il che non significa che senza entrare in Europa la stagione sarebbe per forza un fallimento.
Lo sarebbe bensì vivere una stagione che finisce a gennaio. Senza infamia e senza lode, passando il girone di ritorno a galleggiare tra il nono e il tredicesimo posto.



Lascia un commento