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Tamponi ai calciatori, l’ira dei medici: “24 dottori uccisi dal virus. A noi non li fanno”

Coronavirus, scoppia la polemica sui tamponi. Mentre ogni giorno arriva la notizia di un nuovo personaggio famoso contagiato, ai medici non vengono fatti

Si sofferma su un tema che sta facendo molto discutere il Qn, ovvero i tamponi per scoprire se ci siano stati contagi da Covid-19. L’accusa è grave e rimbalza da settimane: in Italia i tamponi ci sono per i vip, ma non per la gente comune e per chi sta in prima linea a combattere l’epidemia da Coronavirus.

A lanciarla sono medici, volontari (oltre 4.824 contagiati e 24 dottori morti) ma anche opinionisti e giornalisti. Mentre ogni giorno arriva la notizia di un nuovo personaggio famoso contagiato e si viene a sapere che i suoi più stretti familiari, anche se asintomatici, sono stati sottoposti al tampone oro-faringeo, per gli italiani tappati in casa e magari con sintomi sospetti dell’infezione da Covid-19, come febbricola e tosse, i tamponi non ci sono.

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SERIE A SI’.

Nel nostro massimo campionato si sono registrati 13 calciatori colpiti, tra cui Rugani, Gabbiadini, Cutrone, Pezzella, Depaoli e, proprio negli ultimi giorni, Paolo e Daniel Maldini e Dybala. Perché per loro fare il tampone non deve essere un problema mentre per gli altri arrivarci è complicato?

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MEDICI NO.

I professionisti sanitari – medici e infermieri – che hanno contratto l’infezione sono in percentuale doppia rispetto alla Cina. “È urgente – ribadisce il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelliprocedere all’effettuazione a tappeto dei tamponi su tutti i sanitari, medici e infermieri, che sono in prima linea e più esposti al rischio di contagio.

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L’indicazione del Comitato tecnico scientifico di estendere l’uso dei tamponi per il personale sanitario non è rispettata dalla grande maggioranza delle Regioni tranne poche eccezioni come il Veneto. Ma i medici devono poter lavorare in sicurezza, sapendo di non essere contagiati per non diventare a loro volta strumenti di contagio.

Continuano a mancare i dispositivi di protezione individuali e così i medici continuano a essere infettati e a morire e questo è inaccettabile”.

TOSCANA. “Da oggi – annuncia il governatore della Toscana Enrico Rossicominciamo a dare gambe all’idea di fare uno screening di tutti coloro che ne hanno bisogno, secondo un ordine di priorità.

Lo faremo con 25 mila sanitari”.

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