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Shock fiscale sulla Serie A: ecco cosa può cambiare per la Fiorentina

Un versamento mai formalizzato a favore dei settori giovanili mette a rischio gli sgravi sugli ingaggi degli stranieri

Dopo lo shock per la circolare che esclude i giocatori (e gli altri atleti professionisti) dall’applicazione dei benefici fiscali introdotti nel 2019 con il Decreto Crescita, tutti i club ne calcolano l’effetto negativo sul conto economico.

L’estensione della norma per il rimpatrio dei lavoratori dall’estero (il cosiddetto “rientro dei cervelli”) anche agli sportivi professionisti è subordinata a un apposito dpcm che, ad oggi, non è stato emanato. Per questa ragione, come ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, in attesa che si materializzi il presupposto non è utilizzabile il beneficio.

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Lo scrive il Corriere dello Sport. Per spiegare cosa è successo occorre fare un passo indietro. Il dlgs 147/2015 aveva accordato un regime di tassazione agevolata, per cinque anni, ai lavoratori provenienti dall’estero che avrebbero stabilito la residenza in Italia.

Successivamente, il cosiddetto Decreto Crescita n. 34 del 30 aprile 2019 poi convertito in legge ha incrementato il beneficio fiscale, abbattendo ulteriormente l’imponibile Irpef dal 50% al 70%. La misura è stata estesa anche agli sportivi professionisti.

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La circolare dell’Agenzia ha scatenato ieri reazioni concitate tra le società, che si sono rivolte agli organi federali. Il presidente Gravina ha immediatamente scritto al governo (Gualtieri e Spadafora) manifestando «notevoli preoccupazioni» e sollecitandone l’intervento urgente.

Per comprendere il danno che la perdita del beneficio arrecherebbe, esaminiamo i casi concreti più rilevanti in Serie A. De Ligt, acquistato dalla Juventus nell’estate 2019, riceve uno stipendio netto di 7,5 milioni che (con le normali aliquote Irpef, Irap e addizionali) corrisponderebbe circa a un lordo di 13,2 milioni e a un costo aziendale di 15,6 (perché sul lordo gravano anche i contributi).

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È un calcolo desumibile dai bilanci della società perché il calcolo esatto della busta paga è esercizio assai complesso. In virtù dell’abbattimento dell’imponibile, De Ligt costa invece alla Juventus più o meno 11,4 milioni. Lo stesso effetto ha per l’InterLukaku (anch’egli arrivato nell’estate 2019) con lo stesso netto di De Ligt.

Ibrahimovic è poco distante, con un netto di 7 milioni. Anche nel suo caso, il Milan rinuncerebbe per il 2020 a circa 1,6 milioni (lo svedese è arrivato a gennaio). Per il Napoli i giocatori arrivati con i benefici sono Lozano, Elmas, Llorente, Demme e Osimhen.

Tutti hanno ingaggi inferiori ai casi precedenti: Lozano 4,5 netti. La differenza si aggirerebbe su 1,2 milioni per il 2020 e 1,8 considerando anche il semestre 2019. Nella Roma gli stipendi più pesanti tra gli arrivi post-2019 sono Mkhitaryan (3,5), Pedro (3) e Smalling (3,8).

I primi due con una differenza rispettiva di 1 milione e di 800.000, da dividere per due tenendo conto solo del secondo semestre 2020. Smalling impatterebbe per 1,5 considerando anche il 2019. Nella Lazio, Pereira e Muriqi viaggiano sui 2,5 e 2,2.

Tenendo conto dell’arrivo molto recente, l’impatto potrebbe essere di 350.000 e 300.000 ciascuno. La Fiorentina deve fare i conti con i 4 milioni netti di Franck Ribery che nei 18 mesi di permanenza del francese comporterebbero una correzione di circa 1,5.

Uno spettro che i club sperano ora di allontanare.

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