Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Serie A pronta a ripartire: si allarga il fronte del sì (c'è anche la Fiorentina)

Gravina e Dal Pino determinati alla ripresa, mercoledì incontro con il ministro Spadafora. C'è ancora chi dice no, ma la maggioranza vuole riprendere

Figc e Lega vanno avanti per la loro strada e dal summit convocato mercoledì dal ministro Spadafora con il mondo del calcio si aspettano l'ultimo assist per la ripresa degli allenamenti il 4 maggio (magari qualche giorno prima per i test medici).
sponsored

Al tempo stesso, però, restano alcune società che hanno espresso, in un documento destinato alla Lega e alla Figc, le loro perplessità a riprendere. E ci sono pure i medici dei club, non felici di dover applicare un protocollo (quello varato dalla Figc) che facile da applicare soprattutto nella fase iniziale non è, scrive Il Corriere dello Sport.

'NON SARO' IL BECCHINO DEL CALCIO'. Indietro però non si torna: non lo consentono Gravina e Dal Pino. Il primo lo ha ribadito ieri sera parlando a Che tempo che fa: «Ci sono due idee contrapposte, due gruppi di pensiero diversi: uno ritiene che si debba chiudere tutto lo sport e uno, che porto avanti io, che sia necessario continuare.

sponsored

Ritengo e spero che a giugno l'Italia possa vivere un momento di sollievo; in più se non si giocasse ci sarebbero contenziosi legali che porterebbero confusione nel nostro mondo. Se fosse il governo a dire stop sarei più sereno?

Diciamo che accoglierei questa decisione con sollievo... Porto avanti quasi in maniera isolata la mia battaglia (stilettata a Malagò, ndr). Sospendere il campionato da parte mia sarebbe un provvedimento di una gravità inaudita: non sono io il becchino del calcio italiano.

sponsored

La Figc non vive separata rispetto a Uefa e Fifa e dobbiamo rispettare certe regole. L'industria-calcio deve essere considerata come tutte le aziende del Paese. Abbiamo un protocollo che garantisce la negatività di un gruppo chiuso e non vedo eccessive preoccupazioni per la A».

  LE MILANESI. La discriminante restano le condizioni di salute e sicurezza con cui tornare in campo, ma ieri il Milan ha ingrossato le fila di quelle società che sono a favore della ripresa. Così come l'Inter, che non a caso tra le big è stata la prima a richiamare i propri giocatori ai quali aveva dato l'autorizzazione per andare all'estero qualche settimana.

Anche la Fiorentina resta nel fronte del sì. C'E' CHI DICE NO.  Sul loro cammino Figc e Lega qualche sassolino lo troveranno anche nei prossimi giorni. Lo hanno messo quelle società, soprattutto medio-piccole, che hanno interessi (economici, di classifica o...

entrambi) a non concludere la stagione: hanno preparato un documento nel quale pongono quesiti preliminari alla presentazione del nuovo calendario per la conclusione della stagione. Il timore maggiore è quello che «richiamando i giocatori o ricominciando gli allenamenti/ritiri non sia più invocabile la causa di forza maggiore (...) e dunque sarebbe impossibile richiedere un qualsiasi contributo alle perdite in corso di formazione a causa del Covid-19», ma accanto a questo ci sono dubbi soprattutto sul protocollo medico della Figc («La responsabilità civile e penale di eventuali omissioni o inottemperanze ricade sugli organi apicali dei club», «su chi incombe la responsabilità patrimoniale e penale in caso di contagio di atleti nella fase di ripresa?») e sui contratti dei calciatori in scadenza il 30 giugno oltre che su quelli in prestito con obbligo/diritto di riscatto.

Invocano un intervento federale. Ma l'indirizzo della Figc e di Gravina è abbastanza chiaro.

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento