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Serie A e ripresa: la strada è in salita. Le manovre di Spadafora e una data spartiacque

Da spiraglio a sentiero sempre più stretto. Le parole del ministro dello sport allontanano la ripresa del campionato. Ma secondo Gravina deve essere il governo a dire basta

Lo «spiraglio» è diventato «un sentiero sempre più stretto». Le parole di Vincenzo Spadafora sulla ripartenza del campionato danno l’idea che le speranze si siano ulteriormente ridotte. Ieri, il ministro dello Sport ha chiesto esplicitamente al calcio un piano B.

Anche se l’intervento ospitato da «Omnibus» su La7, non ha chiuso tutte le porte. In particolare, c’è il contatto Comitato tecnico-scientifico/Commissione medica Figc che dovrebbe lavorare sul protocollo per ricominciare gli allenamenti.

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In serata, però, c’è stato un rilancio di Gabriele Gravina. Il presidente della Federcalcio ha detto: «Non sarò io a firmare per il blocco dei campionati perché sarebbe la morte del calcio italiano». Una presa di posizione categorica.

Ulteriormente esplicitata dalle parole successive: «Io sto tutelando gli interessi di tutti, quindi, ripeto, mi rifiuto di mettere la firma ad un blocco totale, salvo condizioni oggettive, relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori.

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Qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti». Questo «qualcuno» è chiaramente il governo, scrive La Gazzetta dello Sport. IL PIANO B C'E'. Insomma, se la ripresa agonistica sembra circondata dalla nebbia, Gravina esce allo scoperto per dire io non ci sto.

Non è in discussione l’esistenza del piano B. Ieri, nella conference call fra i presidenti federali e lo stato maggiore Coni guidato da Malagò, il presidente Figc lo ha detto: «Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C, D».

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Ma per arrivarci, il senso del discorso specificato poi in serata, bisogna che qualcuno me lo dica. IL FRONTE DEL SI'. Dunque il sentiero è sempre più stretto (Spadafora dixit), ma ci vuole qualcuno, fuori dal calcio, che piazzi il cartello del divieto definitivo.

Ieri, il ministro ha fatto accenno all’ipotesi che gli stessi presidenti dei club chiedano un intervento al governo in direzione. La Lega di Serie A si riunirà domani in forma straordinaria, ma già oggi potrebbe partire una lettera (ma alcuni club sarebbero contrari, altri dubbiosi) al ministro dello Sport per chiedere una decisione.

L’ultima fotografia scattata vede però una robusta maggioranza di favorevoli alla ripartenza. SPARTIACQUE. Certo non si può andare avanti all’infinito. E allora a fare da spartiacque ci potrebbe essere la data dell’8 maggio, il consiglio federale.

In quel momento, anche sulla base della situazione dei contagi nel Paese, e dopo l’approfondimento del Comitato tecnico-scientifico del governo, si potrebbe scrivere l’ultima parola. In pratica, se entro quella data non ci fosse il via libera per la ripresa degli allenamenti il 18 maggio, anche la più ottimistica delle tabelle di marcia - quella che prevede le semifinali di coppa Italia il 10 giugno e la ripresa del campionato al 14 - finirebbe definitivamente nel cestino.

SPIEGAZIONI. Prima delle partite, c’è anche il problema degli allenamenti. «Tante persone stanno vivendo un momento di crisi, come riaprono le altre attività lo stesso deve avvenire per il calcio - ha detto Ciro Immobile - Voglio soltanto fare il mio lavoro e voglio spiegazioni da cittadino italiano come le aspettano Assoallenatori e l’Assocalciatori».

Il problema del sì all’apertura dei parchi e no a quella dei centri di allenamento delle squadre è rimbalzato anche nel confronto governo-regioni. Tanto che il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, avrebbe promesso una «precisazione» del dpcm.

Dopo il momento della «precisazione», dovrà arrivare comunque quello della decisione. Finale.

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