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Serie A e fondi, volata finale: in gioco futuro e stabilità del calcio

Su La Gazzetta si parla del bivio cruciale per il pallone italiano, con l'ingresso di nuovi fondi e introiti per 1,650 miliardi di euro

Siamo al bivio per l'ingresso dei Fondi nel calcio italiano, scrive La Gazzetta dello Sport. Ieri, per tutta la giornata, la Lega ha organizzato una serie di confronti con i club per sparecchiare la tavola da ogni dubbio relativamente all’intesa che dovrebbe portare all’acquisto del 10 per cento della media company e che valuta complessivamente la serie A fra i 16 e i 17 miliardi di euro.

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Uno snodo che in un momento di grande incertezza, le porte chiuse, le scadenze dei pagamenti degli stipendi dei calciatori che si avvicinano dopo due rinvii, il Governo che non ha ancora risposto alla richiesta di rinvio dei pagamenti dell’Irpef, significherebbe ossigeno per il movimento.

CONVINTI E SCETTICI. L’operazione dovrebbe portare denaro fresco, 1650 milioni di euro, in un momento caratterizzato da robustissimi segni meno nei bilanci delle società. Ci vogliono 15 voti su 20 per mandare in porto l’affare e 16 su 20 per il sì ai criteri di distribuzione delle risorse fra i club.

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Dal Pino spera di poter contare sulla maggioranza di ottobre (15 favorevoli), anzi di consolidarla visto che anche il Napoli di De Laurentiis, uno degli astenuti di un mese fa, avrebbe deciso di arricchire il progetto con il suo studio sul canale della Lega.

Nel partito degli scettici restano invece la Lazio di Lotito e l’Atalanta di Percassi alla ricerca di consensi, magari fra le neopromosse, per bloccare il percorso dell’accordo. L'ULTIMO RIALZO. L’operazione è molto complessa.

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Proprio per superare tutti gli ostacoli, il consorzio ha alzato l’offerta a 1,650 miliardi dall’iniziale livello di 1,6. Inoltre sono stati studiati tutti i meccanismi per garantire introiti anche alle future neopromosse dalla B.

Non sembra sia oggetto di questa coda di trattativa, invece, la questione della clausola anti Super Lega. Difficile poter aprire un paracadute di fronte a un’eventualità che comunque la Lega ha fortemente osteggiato e che sembra un’operazione molto complicata nel pieno di un’emergenza tempestosa.

Che picchia duro anche, anzi soprattutto sui grandi club anche fuori dall’Italia, come dimostrano le difficoltà di colossi come Barcellona e Real Madrid. NON SOLO DIRITTI TV. Dal Pino ha preferito una riunione in presenza vista la delicatezza della scelta.

Il prodotto serie A deve conquistare nuovi mercati. Rispetto alle altre potenze europee, a partire dall’irraggiungibile Premier, il problema è riuscire a costruire un nuovo appeal all’estero. Ma il solito schema delle trattative con i broadcaster rischia di non funzionare più.

E al capitolo più consistente dei ricavi, quello dei diritti tv, vanno aggiunte altre voci. Ed è proprio nella diversificazione della proposta di comunicazione c’è lo spirito della media company. Per fare questo, i club dovranno rinunciare a una parte di sovranità.

Anche se negli ultimi anni la Lega di A ci ha abituato a colpi di scena nei suoi conti alla rovescia in vista di un appuntamento importante, e sempre a proposito di metafore ciclistiche, potremmo anche essere sotto lo striscione dell’ultimo chilometro.

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