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Da Ruben Olivera a Pjaca, Boateng ed Eysseric. La ‘dieci’ della Fiorentina torna su spalle nobili. Castrovilli sempre più il futuro della Fiorentina di Commisso

Da Ruben Olivera a Pjaca, Boateng ed Eysseric. La ‘dieci’ della Fiorentina torna su spalle nobili. Castrovilli sempre più il futuro della Fiorentina di Commisso

Gaetano Castrovilli si prende la maglia numero dieci della Fiorentina. Era nell’aria ormai da mesi, fin da quando, forse in maniera un po’ avventata, Vincenzo Montella parlò di lui come un possibile futuro Antognoni. Erano, d’altronde, i giorni in cui all’esordio in Serie A non sbagliava una giocata, saltava avversari, anche importanti, come birilli, con personalità, e con doti che in pochi si potevano attendere.

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Per mesi, prima di quel misterioso infortunio a fine 2019,  è stato in testa a tutte le classifiche di dribbling effettuati e falli subiti. Con una caratteristica: andare sempre in avanti palla al piede. Poi il calo, fisiologico, per ripartire in parte nel finale di stagione scorso, e presentarsi ai nastri di partenza del nuovo campionato con la voglia di tornare ad impressionare.

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SOGNO. La maglia numero dieci della Fiorentina, dunque, torna su spalle nobili. Tecnicamente e umanamente. Perché quel ragazzo che si è affacciato con grande umiltà al palcoscenico del grande calcio dopo anni di sacrifici, ha capito fin dal primo momento il valore simbolico di quel numero sulle spalle: Indossare la 10 viola sarebbe fantastico, un sogno, perché so quanto sia importante per Firenze: l’hanno indossata tanti campioni, da Antognoni a Baggio, da Rui Costa a Mutu.

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Poter realizzare quello che ha fatto Antognoni con la maglia della Fiorentina e della Nazionale sarebbe fantastico per me; ho la fortuna di vederlo quasi ogni giorno e di ascoltare i suoi consigli: tutto questo non può che aiutarmi” disse lo stesso Castrovilli mesi fa.

ANNI DISASTROSI. Dopo anni di scelte azzardate, la maglia che fu di Antognoni, non uno qualunque per la storia della Fiorentina, torna ad essere vestita da un possibile campione. L’anno scorso fu scelta da Boateng: “Ho scelto la maglia numero 10, so che è un numero indossato da grandi calciatori ed è molto importante per i tifosi.

Ma io voglio far vedere di esser venuto qua per fare grandi cose e non per scherzare, sono pronto" disse il Boa, che poi il segno lo ha lasciato solo alla voce ingaggio, pesante. Prima era andata pure peggio, visto che la indossò Marko Pjaca, degno erede di Valentin Eysseric, suo predecessore.

Anche quando la dieci finì sulle spalle di Bernardeschi più di qualcuno storse il naso, prefigurando quello che poi sarebbe accaduto, ovvero la voglia di andare alla Juventus che sapeva tanto di oltraggio. Aquilani, l’unico barlume di luce dopo gli anni di Ruben Olivera e Tanque Silva che presero in eredità la maglia del fenomeno Adrian Mutu.

Antognoni, Baggio, Mutu e Rui Costa, l’olimpo della storia recente di una numero dieci che non è tutto, ma è molto per gli amanti del giuoco del calcio. Quella che fu dei De Sisti, dei Pecci e dei Di Gennaro. Semplicemente la storia della Fiorentina.

SIMBOLO. Un simbolo, appunto. Dieci vuol dire talento, estro, fantasia, classe. E Castrovilli è tutto ciò. La Fiorentina ha passato mesi a dire di no ad ogni tentativo da parte di club di primissima fascia per il suo talento.

Inter, Napoli, e altre ci hanno provato già a gennaio. Ma Commisso ha sempre dato l’ordine di dire no a tutti. Castrovilli ha tutto per diventare il simbolo della Fiorentina, quello che poteva diventare Chiesa, che però pare avere altre idee per la testa.

Anche in un calcio ‘moderno’, in cui il denaro la fa da padrona, può esserci spazio per il sentimento. La strada da fare per avvicinarsi ai livelli di chi quel dieci l’ha indossato strappando applausi, per anni, è ancora tanta per Castrovilli.

Ma le premesse, a differenza di tanti carneadi suoi predecessori, ci sono tutte.

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