Ribery preoccupa: atteggiamento rassegnato e poca incisività. Deluso dall'allenatore o dall'esperienza fiorentina?
Il fuoriclasse francese non è ai livelli della passata stagione. Che sia a causa dell'allenatore o del progetto, resta il fatto che la Fiorentina ha un tremendo bisogno del miglior Franck
Diciamocelo chiaro e tondo: quello che stiamo guardando in questo inizio di stagione 2020-21 non è il Franck Ribery dell'anno scorso. Anzi, di pochi mesi fa, visto che al rientro dal lungo infortunio alla caviglia il fuoriclasse francese ha trascinato i compagni fuori da una situazione di classifica che poteva diventare drammatica.
Il Ribery di oggi è lontano parente di quello di appena pochi mesi addietro. La cosa che preoccupa è che, a differenza dei momenti bui della scorsa stagione, non riesce a emergere rispetto alle brutte prestazioni dei compagni.
Unica eccezione in questo inizio di stagione la prestazione di San Siro contro l'Inter, nella quale Ribery aveva comunque giocato un brutto primo tempo, salvo poi scatenare tutto il suo talento nella ripresa. Le ragioni di questo calo?
Ci può essere una componente fisica. La carta d'identità di Ribery parla chiaro: il 7 aprile 2021 Franck compirà 38 anni. Tuttavia, la differenza tra ciò che vediamo oggi e quel che si vedeva a luglio è davvero troppo ampia per essere giustificata con un semplice "l'età avanza per tutti".
Non solo, perché se è vero che il francese spesso cala inevitabilmente dopo 65-70 minuti di gioco è altrettanto vero che fino a quel momento mostra almeno all'apparenza un'ottima condizione, con uno scatto che ancora può fare invidia ai ventenni (è costantemente tra i primi viola nelle classifiche di velocità scatto di queste prime giornate) e tanti chilometri percorsi.
Almeno nel suo caso, non è tanto una questione di ruolo in campo (l'anno scorso nella stessa posizione ha fatto vedere meraviglie) quanto di voglia di giocare. Quel che sembra non funzionare più è infatti l'atteggiamento del francese.
L'ex Bayern appare troppo spesso svogliato, quasi rassegnato a una mediocrità che sembra doverlo circondare anche durante questa stagione. Ne risente inevitabilmente il suo gioco, che risulta essere più lento e quindi meno geniale, con troppe palle perse all'attivo rispetto ai pericoli creati.
Il linguaggio del corpo di Ribery parla chiaro e mostra una latente insofferenza. E' probabile che il francese provi forte rassegnazione alla prospettiva di un'altra stagione senza ambizioni europee, mentre quando si era presentato alla Fiorentina troppo ottimisticamente aveva dichiarato che la squadra doveva puntare alle prime cinque posizioni della Serie A.
Chiaro che un eventuale cambio di panchina potrebbe far ritrovare entusiasmo al francese. L'atteggiamento in campo dell'ultimo Ribery fa infatti supporre che Franck sia tra i giocatori che ormai ripongono poca fiducia nelle idee di mister Iachini.
Da alcune interviste dopo le ultime sfide del precedente campionato si aveva addirittura la sensazione che fosse lo stesso Ribery ad allenare la squadra. Se davvero la Fiorentina riuscisse a portare a Firenze un allenatore di caratura internazionale come Sarri, probabilmente l'ex Bayern troverebbe maggiori stimoli.
Tuttavia, non è automatico che con un cambio di allenatore magicamente si risolva tutto. Il francese deve ritrovare motivazioni a prescindere da chi lo allena. La famiglia che torna a Monaco, anche se non può dirsi un segnale definitivo, non è certo un buon indizio sull'attuale interesse verso il progetto Firenze e Fiorentina.
A prescindere da tutto, occorre ricordare che Ribery è un professionista ed è chiamato a dare tutto per la maglia e per la società che lo ha ingaggiato. Le attenuanti però non mancano. Per un trentasettenne con una carriera strepitosa alle spalle non è facile vedere avvicinarsi lo spettro di un'altra stagione senza obiettivi di alta classifica.
Ma la Fiorentina ha bisogno del miglior Ribery per fare un salto in avanti, a prescindere da chi siede in panchina.
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