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Ribery, contro il Brescia la sinfonia è rimasta senza l’acuto finale

Approfondimento de La Nazione sul ritorno in campo del francese dopo mesi di stop

Ribery ha ripreso da dove aveva interrotto la corsa per quel maledetto intervento di Tachtsidis, neppure sanzionato. Era il 30 novembre e la Fiorentina affrontava al ’Franchi’ il Lecce. Fino ad allora il francese era stato tutto tranne che un colpo mediatico.

E anche lunedì lo ha confermato. La sua assenza è stata pesantissima, più di quanto fosse logico aspettarsi. Non si è fuoriclasse per caso e non si vince quanto ha vinto il 7 viola nella sua carriera. La partita contro il Brescia, seppur lontana anni luce dalle platee che era abituato a frequentare, ha evidenziato che gli anni passano, ma non la capacità di disegnare calcio.

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Intuire e anticipare sono solo mestiere di chi è una spanna sopra gli altri. Troppo? Può darsi, eppure anche in affanno, come nel finale di secondo tempo, non ha perso le misure e solo sfortuna e Joronen gli hanno impedito di assaporare il ritorno più dolce.

Il ritmo basso lo ha aiutato, perché la brillantezza c’è ma va a intermittenza, come normale che sia. Chi pensava a un Ribery a mezzo servizio, magari partendo dalla panchina è tornato a casa ’deluso’. La scelta giusta, questa sì, di Iachini di lanciarlo subito nella mischia ha pagato dividendi importanti.

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Sarebbero stati altissimi se fosse arrivato anche il gol, magari della vittoria. Ma l’urlo si è fermato in gola e il ritorno perfetto è stato solo imperfetto. E tra le imperfezioni spesso si nascondono certezze di aver ritrovato un vero campione.

Solo il gol dicevamo. E’ mancato solo quello a Ribery che quando si è accesso ha di fatto trascinato la Fiorentina, aiutato dal secondo tempo di Castrovilli, l’altro violino in grado di assistere al meglio lo Stradivari dai suoni antichi e facilmente riconoscibili.

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Contro la Lazio bisognerà valutare tutta una serie di parametri con i quali in calcio moderno ha imparato a coesistere. Non Ribery che vorrebbe giocare, sempre e comunque. Insomma, l’Olimpico è nel mirino. Poi deciderà... Franck.

Con la benedizione di Iachini che, per quanto visto contro il Brescia, non può prescindere dal suo faro.

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