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Repubblica: un cambio per uscire dalla nebbia della mediocrità

La Fiorentina potrebbe essere un'ancora di speranza, ma rischia di far addormentare i tifosi alla tv. Non si sogna più, non ci sono obiettivi: calma piatta

In un mondo malato e impaurito, coi cinema chiusi, i ristoranti part time, i teatri sbarrati e il coprifuoco che ti manda a letto presto, a cosa ci si può appigliare per svagarsi un po’? Una possibilità può essere il pallone.

Anzi, la Fiorentina. Un leggero conforto psicologico che può tirar fuori un po' di sentimento di appartenenza. Ovviamente la gravita di ciò che ci accade intorno ha ben altro peso, certo che però una Fiorentina orgogliosa e divertente una piccola mano ce la darebbe, in questi giorni impauriti.

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E invece rischi di addormentarti davanti alla tv, scrive La Repubblica.

TECNICO ED OBIETTIVI. A parte quando il telecronista infila tra le sue certezze questa frase: la squadra sta giocando per l’allenatore. Pensa se avesse giocato contro.

Di sicuro Iachini è un problema. Ma lo è di più non aver capito ciò che era chiaro a tutti: non può essere lui l’uomo del rilancio in grande stile. Andava compreso l’estate scorsa. Ma Rocco non ha ceduto alle pressioni. Anche perché, diciamocelo, se l’obiettivo deve essere la parte sinistra della classifica non è che ti serve Klopp.

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O Sarri. O Guardiola. Per quello potrebbe andare bene anche il buon Beppe, ed è questo il problema più grave. Non avere obiettivi minimamente ambiziosi.

NEBBIA DELLA MEDIOCRITA'. È questo galleggiare nella terra di nessuno che rende il momento particolarmente deprimente.

Il fatto che questo momento duri da troppi anni trasforma questo galleggiare una una specie di condanna. È facile dare addosso a un allenatore confuso la cui responsabilità più grande (ma è un suo sacrosanto diritto) è stata quella di aver preteso due anni di contratto per venire ad allenare a Firenze.

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Non ci si diverte, non si immagina, non si sogna, non si riesce a vedere oltre. La confusione è tutta in questa nebbia fatta di mediocrità in cui ci siamo persi un po’ tutti, forse perché non ci appartiene. Maledetta calma piatta.

PERCHE' CAMBIARE. Già tutto sfiora il surreale. A questo si aggiunge un calcio senza lampi e senza idee, e allora il povero tifoso, quello che già un po’ fatica ad accettare un calcio così distante dalla realtà, non può nemmeno gioire da lontano per una squadra che ama alla follia, nonostante tutto.

Ecco: serve un cambio per dare una prospettiva diversa a chi ama questo sport e questa squadra. Non ci vuole molto per capirlo. Non si cambia allenatore in base a un punto in più o in meno in classifica. Si cambia per cercare un raggio di sole in questi giorni di buio e malinconia.

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