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Repubblica: Commisso conferma Iachini, improbabile che riesca a farlo ancora

Editoriale sul quotidiano per analizzare la posizione scomoda del presidente della Fiorentina e dell'allenatore che ha confermato

Commisso non somiglia molto a Conte. Conte il premier, intendo, non l’allenatore. Eppure una cosa accomuna il magnate e l’avvocato: entrambi hanno preso una decisione pur sapendo nel loro intimo che non sarebbe passato molto prima di doversela rimangiare.

Scrive Stefano Cappellini su la Repubblica. Conte ha varato la settimana scorsa un Dpcm anti-Covid sorpassato dai fatti e dai numeri dei contagi nel giro di poche ore. Tanto che a breve ne avremo un altro. Con tutte quelle chiusure e limitazioni che il presidente del Consiglio aveva voluto evitare nel precedente.

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Commisso, invece, ha confermato Iachini. Ma è improbabile – mettiamola così – che l’esonero possa essere evitato in futuro. Quando un allenatore è già in bilico dopo sole quattro partite, e non si chiama Sarri o Spalletti, non è cioè il mister che ha saldamente in mano le chiavi del progetto per i successivi tre o quattro anni, allora la domanda da farsi non è più se l’esonero ci sarà, ma solo quando.

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Perché è difficile pensare che la squadra vista a Cesena non incappi in altre giornate storte. E perché, sebbene per Commisso sia come per Fonzie, ma è dura per tutti ammettere di aver sbagliato, la verità è che quando sei convinto di non avere in panchina l’allenatore del futuro, vuoi che il futuro vero cominci il prima possibile.

Sbagliamo? Può essere. Ma perché Iachini finisca l’annata non gli bastano né i tre punti con l’Udinese né un po’ di fiato in classifica nelle prossime settimane. Servirebbe dimostrare che il maestro ha in mano l’orchestra. E sa farla suonare come si deve.

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Impresa che, al momento, appare davvero disperata. Mica solo per colpa di Iachini: manca un centravanti (lo spettro di Babacar bis si allunga minaccioso sul povero Vlahovic), manca un regista, manca (forse) un difensore centrale, a meno che Quarta si riveli un bingo.

Però, il buon Beppe ci perdonerà, più di tutto manca il senso di squadra, che non si è visto nemmeno dopo l’addio del reprobo Chiesa. E quando manca quello, buona fortuna a tutti.

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