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Quelli che programmano vs quelli che navigano a vista. E il “datemi tempo” che rimanda di nuovo l’occasione per svoltare

Dopo un lungo tam-tam, Iachini resta sulla panchina viola. Per ora... Ultima chiamata a Parma per il tecnico?

Beppe Iachini rimane al suo posto. Altra serie di giorni di tam-tam attorno alla panchina della Fiorentina dopo il ko di Roma. Stesso epilogo del dopo pareggio con lo Spezia: Iachini rimane al suo posto, ma stavolta, Parma, è davvero l’ultima chiamata per lui.

O risorge, o sarà esonerato. A CHE PRO? Nessuno si augura che la Fiorentina non esca dal Tardini con punti pesanti. Lo avrebbe nelle corde già di suo. Ma se ciò non dovesse accadere, come sì, cambierebbe poco il senso di un cammino che pare segnato.

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La Fiorentina si è incartata attorno ad una decisione che portava con sé tutta una serie di rischi che si sono purtroppo verificati. La conferma di Iachini, a fine stagione scorsa, è stato un errore. Ancor più grave di quello fatto con la conferma di Montella.

Inutile girarci intorno. Così come il confermarlo ancora rischia di provocarne altri. La stagione è solamente appena iniziata. E il sentore che potesse essere un altro campionato di transizione c’era, dalla conferma di Iachini in poi, ma il rischio è che le cose possano pure peggiorare.

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E di conseguenza rimandare ancora un progetto di crescita che rischia di dover essere di nuovo da costruire da zero. FIDUCIA. Se ci fosse stata estrema fiducia nelle doti del tecnico, d’altronde, non si sarebbero susseguiti rumors su altri allenatori.

E quelli su Juric erano ben più che rumors. Così come in campo si dovrebbero avere delle risposte che al momento, gara dopo gara, non si hanno. Il tutto nonostante le vittorie con Udinese e Padova, perché di salvabile, con la Roma, non c’è stato neppure il risultato.

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L’occasione per svoltare, ancora una volta, è stata rimandata, dunque. Si naviga a vista in casa viola. Così come poteva essere, ed è stato, in questo avvio di stagione. TEMPO. Per arrivare dov’è adesso, l’Atalanta ci ha messo degli anni, così come la Lazio, e non volete dare a Rocco qualche anno?

Datemi tempo”. L’ultima volta che Rocco Commisso ha parlato in conferenza stampa aveva rilanciato questo messaggio. Vero, verissimo. Il tempo che serve per passare da lottare per non retrocedere alla metà classifica non è lo stesso che serve per passare da lidi tranquilli alla lotta per l’Europa.

Impensabile che ciò potesse accadere in pochi mesi. Soprattutto quando vieni da un mondo diverso, dall’altra parte del globo e soprattutto ti ritrovi a dover prendere in mano una situazione piena di macerie. Serviva non sbagliare niente, dunque, l’anno scorso, per pensare ad una miracolosa ascesa.

Serviva programmare, invece, quest’anno. Cosa che non è stata fatta. QUELLI CHE PROGRAMMANO. Gettare buone basi e inserire via via elementi che possano far fare un salto di qualità. Anche attraverso cessioni. Lo fanno tutti. Basta, però, non sbagliare i sostituti.

Ma soprattutto prendere elementi che possano permettere al tecnico di turno di esaltare le proprie doti. Come sta facendo da un biennio il Sassuolo con De Zerbi. Come sta facendo l’Atalanta con Gasperini da quattro anni. Come ha fatto la Lazio per anni con Inzaghi sfiorando il quarto posto ed entrando, l’anno scorso, nel virtuoso circolo della Champions.

QUELLI CHE NAVIGANO A VISTA. E poi ci sono quelli che navigano a vista. Cosa più che naturale nel caso della Fiorentina l’anno scorso, sia ad inizio stagione che ad annata in corso quando le cose stavano precipitando dopo una serie di errori dai quali l’unica cosa da fare era impararne la lezione.

Cosa che invece, quest’anno, non doveva accadere. Pensare che Iachini dia una scossa al gruppo è legittimo. Che possa colmare quelle lacune evidenziate da quando è subentrato a Montella un anno fa un po’ più difficile da pensare.

Che riesca, invece, a passare da un’idea di calcio che ha sempre avuto a tutt’altra filosofia, cosa che gli è stata richiesta dalla proprietà, ma anche attraverso un mercato fatto di calciatori di qualità (almeno sulla carta) era ancor più difficile.

Allora come oggi. Sbagliare è umano, perseverare, ed accanirsi pure, è diabolico. Ma tant’è. La svolta per la panchina è ancora rimandata. Si continua a navigare a vista.

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