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Primi mesi di Lafont: personalità, gioco coi piedi (anche troppo) ed errori di gioventù

Il giovane portiere francese deve ancora migliorare nelle prese e spesso pecca di eccesso di esuberanza. Ma ha personalità da vendere

Si è parlato molto della difesa gigliata nelle ultime settimane. D'altra parte, è un dato oggettivo che la retroguardia sia la zona in cui la Fiorentina ha mostrato maggior sicurezza. I numeri lo confermano: con sei gol subiti in 8 giornate gli uomini di Pioli sono la terza difesa della Serie A, a pari merito con l'Inter.

Merito di una fase difensiva molto curata, che concede davvero poco agli avversari. Ma il portiere della Fiorentina ha trasmesso sicurezza al pari dei difensori? PERSONALITÀ DA VENDERE. Rispondere alla domanda, ad oggi, non è così semplice.

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Nelle sue sei presenze in Serie A Alban Lafont ha mostrato luci e ombre nel suo rendimento. Quando si parla degli aspetti positivi non si può che citare un'innegabile personalità, caratteristica fondamentale per un numero uno, che a volte lo spinge anche a strafare ma gli consente di trasmettere sicurezza ai compagni.

Non troppo sollecitato tra i pali, Alban ha comunque fatto intravedere buona reattività ed esplosività nelle gambe. QUALITÀ NELL'IMPOSTAZIONE. Il vero fiore all'occhiello, poi, è l'abilità a giocare il pallone con i piedi. Prima differenza che salta all'occhio nel comparare il francese col secondo portiere Dragowski.

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Nelle tre occasioni in cui è stato chiamato in causa, il polacco tra i pali non ha sfigurato, ma lo stesso non si può dire del suo gioco con i piedi. Saper giocare con i piedi risulta essere sempre più importante per un portiere e che nel caso della Fiorentina acquista ancor più valore.

Questo perché Pezzella e Vitor Hugonon hanno brillato sin qui nell'impostazione dal basso. Pochi disastri, certo, ma qualità media dei passaggi nettamente inferiore rispetto ai tempi in cui a comandare la difesa c'erano GonzaloRodriguez o il mai dimenticato Davide Astori.

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Se a ciò aggiungiamo che la Fiorentina gioca senza un vero regista a centrocampo, il palleggio di Lafont diventa un'arma importantissima per la prima impostazione dei viola. Anche a costo di assumersi enormi rischi. LE CROCI DEL GIOVANE LAFONT.

Di rischi si deve parlare, perché le qualità con i piedi del portierino francese possono diventare un difetto se Lafont eccede nella fiducia nei propri mezzi, come successo contro l'Inter. E qui saltano fuori i lati oscuri mostrati dal classe 1999 tra i pali: certe volte la sua esuberanza, corroborata da un'innata personalità, gli costa scelte decisamente azzardate, che portano a pericolosissime uscite a vuoto.

Inoltre, a livello tecnico Lafont deve migliorare nelle prese: spesso in queste prime giornate lo abbiamo visto farsi sfuggire dalle mani palloni troppo semplici. Finora è andata bene, ma è chiaro che se Alban continuasse a farsi scappare così tanti palloni il tap in di un avversario non tarderebbe ad arrivare.

PECCATI DI GIOVENTÙ. Tuttavia, sino ad oggi l'unica rete subita dalla Fiorentina che lo vede parzialmente colpevole è l'ultima in ordine di tempo, quella all'Olimpico. In quell'occasione Lafont interviene goffamente sul tiro di Immobile, anche se l'italiano è molto vicino alla porta.

Questo però non vuol dire che gli errori non mancheranno. Ma è chiaro che la carta d'identità di Alban Lafont suggerisce che il ragazzo ha 19 anni e che a quell'età, soprattutto per un portiere, è impossibile pretendere un rendimento impeccabile.

Lo stesso Donnarumma, pari età di Lafont, nonostante sia considerato il più grande prospetto italiano (se non mondiale) tra i pali, negli ultimi mesi è incappato in diversi errori anche banali. MARGINI DI CRESCITA. Nel mercato estivo Corvino ha adottato una strategia chiara: evitare l'acquisto di un portiere usato sicuro, dal rendimento garantito ma con pochi acuti e ancor meno margini di crescita, per puntare a far crescere un grande talento del calcio europeo.

Può piacere o meno: c'è chi non vede nelle mosse del dg pugliese una via per formare il portiere del futuro, bensì solo un'occasione per fare plusvalenza tra un paio di stagioni. Comunque la si veda, è innegabile che il profilo del portiere francese resta estremamente interessante.

Si dovrà concedergli ancora pazienza, le incertezze non mancheranno e le pressioni saranno tante (Dragowski scalpita per soffiargli il posto). Ma nonostante gli errori di gioventù, intorno ad Alban Lafont continua a respirarsi aria d'interesse.

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