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Pioli: "Io vincente alla Fiorentina, nel calcio ci sono etichette. Con Ranieri..."

L'ex tecnico viola, oggi al Milan, parla del suo passato e del suo essere 'normal one' e non vincente. Ora è primo in rossonero

Stefano Pioli, ex tecnico viola ora al Milan, parla così a Sport Week, settimanale della Gazzetta: "Io Normal One? Mi fa piacere. Se per 'normale' si intende uno che ha voglia di crescere e di migliorarsi sempre, allora lo sono.

Sono fortunato perché faccio quel che ho sempre sognato, prima da giocatore e oggi da allenatore: stare su un campo di calcio. E merito tutto quello che ho, perché i metto tanta passione. Ma 'normale' non vuol dire che mi vada bene tutto e che abbia poco carattere e personalità.

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Nel calcio troppo spesso si confondono l'educazione e il rispetto con la mancanza di carattere e di carisma. Io mi arrabbio spesso, anche se al Milan adesso un po' di meno". VINCERE. "Per vincere ci vuole la squadra adatta, e io fino ad oggi non credo di averla avuta.

Ci sono andato vicino con la Lazio, arrivando in finale di Coppa Italia e Supercoppa, ma mi sono trovato davanti la Juventus. Sono stato un vincente quando ho preso la Salernitana che doveva fare la C e invece ci siamo salvati bene in B.

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Al Bologna, preso con un punto in 5 giornate, alla fine me ne ha fatti fare altri 50. Alla Fiorentina, portata all'ottavo posto. Alla Lazio, finita terza dopo non so quanti anni. Nel calcio ti appiccicano un'etichetta, che quasi mai rispecchia un giudizio completo.

Mi ricordo con piacere questa frase: 'Pioli è un allenatore signore o un signor allenatore?'". MODELLI. "Trapattoni, Bagnoli e Ranieri. Bagnoli parlava poco, ma i suoi giudizi erano sferzanti. Ranieri è stato uno dei primi a praticare la 'zona'.

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Sono stato suo giocatore a 27-28 anni e ho cominciato a interessarmi del lavoro 'dall'altra parte' della barricata. E' stata la spinta decisiva". SECONDA STAGIONE. "Male alla seconda stagione? Delle tre, sono sicuro di avere delle responsabilità solo alla Lazio.

E' il mio rimpianto, perché il primo anno giocammo in maniera fantastica. Con l'esperienza che ho oggi avrei gestito in maniera diversa certe situazioni dentro la squadra. Non intervenni nella maniera giusta per risolverle. L'Inter?

Non si può giudicare un allenatore per sei mesi di lavoro, e il livello della Fiorentina era quello di dove l'ho lasciata. In generale, rispondo che ci sono allenatori giovani che sono già completi, a me è servito più tempo. Oggi mi considero un tecnico adatto a qualsiasi squadra.

E al Milan mi sento al posto giusto al momento giusto".

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