A piccoli passi. A San Siro attesi altri progressi. Cabala, numeri e assenze nel Milan inducono all’ottimismo. Ma davanti serve un cambio di rotta
Dalla gara col Milan la Fiorentina cerca punti e ulteriori progressi. Con un pò di ottimismo in più rispetto al post Benevento. Ma con il realismo di Prandelli che parla chiaro: obiettivo, intanto, fare 40 punti
Il pari con vittoria ai supplementari di Udine ha fatto intravedere qualche progresso nel cammino dellaFiorentina. Non solo per il risultato o per l’essere, finalmente, usciti da una gara col sorriso dopo i recenti disastri. Ma anche dal punto di vista della tenuta e di qualche singolo.
Da chi è subentrato dopo mesi di naftalina, come Eysseric e Montiel, a chi ha finito in crescendo, come Amrabat, e chi ha mostrato di avere la solita fame come Cutrone. A differenza di altre gare, inoltre, la Fiorentina è stata in partita fisicamente e mentalmente per tutta la durata dell’incontro, con evidenti solite difficoltà del pacchetto avanzato, al quale Prandelli, adesso, chiede di più.
Vlahovic e Kouame su tutti. A SAN SIRO. Col Milan la Fiorentina ritrova tutti i suoi big. Da Ribery a Callejon passando per Bonaventura. Ai quali aggiungere un BorjaValero tornato a buoni livelli con l’Udinese. Elementi fondamentali per poter sbloccare la gara con giocate individuali che possano permettere alla Fiorentina di scrollarsi di dosso altre paure, e continuare il suo percorso di crescita.
Sia atletico che mentale, oltre che in classifica. Dalla gara coi rossoneri Prandelli e tutta la Fiorentina si attende di vedere ulteriori progressi. CABALA E OTTIMISMO. A San Siro le ultime due volte i viola sono usciti vincenti.
L’anno scorso dominando e dando spettacolo con l’1-3 targato Ribery e Castrovilli, e l’anno prima con un tiro da fuori di Chiesa. E quest’anno, la miglior partita giocata dalla Fiorentina di Iachini è stata proprio quella del Meazza, anche se con l’Inter, e finita con un ko.
Una di quelle classiche gare che ‘si preparano da sole’, sia a livello di motivazioni che di concentrazione. Il Milan è ancora imbattuto in questo campionato, e in casa nelle ultime 10 ne ha vinte 7 a pareggiate tre, stando alla sola Serie A.
La Fiorentina non ha ancora vinto in trasferta in questo avvio di stagione, e nel Milan manca Ibrahimovic, autore di 10 reti delle 19 segnate dal Milan fin qui, oltre che del 27% dei tiri dei rossoneri verso la porta avversaria.
Cabala, assenze di sorta dall’altra parte, e il fatto che giovedì sera il Milan abbia giocato in trasferta a Lille in Europa League, oltre ad un feeling speciale di Ribery con quello stadio, inducono a pensare ad un certo ottimismo per le sorti della Fiorentina.
REALISMO. Il tutto senza dimenticare una dose di sano realismo: "Obiettivi? Intanto puntare a fare 40 punti", come ha detto lo stesso Prandelli alla vigilia del match di San Siro. Perché prima di tutto c'è da fare i conti con una situazione di classifica precaria, con un calendario difficile alle porte, e con delle risposte che forse, Prandelli stesso, sperava di avere più in fretta e migliori.
SVOLTA OFFENSIVA. Fin dai primi giorni di investitura come nuovo tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli si era mostrato decisamente fiducioso, per non dire sicuro, di riuscire a saper sfruttare decisamente meglio il potenziale offensivo di una squadra che con Iachini non segnava, non creava e non tirava.
Soprattutto con le proprie punte. Ed invece, tra Benevento e Udine, il digiuno è stato interrotto solo da una rete di Montiel a pochi minuti dalla fine dei supplementari, con una fase offensiva che ha evidenziato ancora evidenti limiti.
Sia nei singoli, che nella manovra. Il momento è delicato per tutti gli attaccanti viola. La fame di Cutrone potrebbe fare la differenza in questo frangente di stagione che separa la Fiorentina dal mercato invernale, nel quale ormai è fin troppo evidente che serva investire per cambiare rotta in attacco.
Intanto Prandelli può sorridere con il rientro dei suoi big. I quali adesso, tutti, devono dimostrare di esser tali anche in campo. Con un po’ di fiducia in più rispetto al clima da disastro epocale di una settimana fa. Ma anche tanta consapevolezza che il momento è ancora delicato.
E molto.


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