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Pezzella: "Per tutti noi c’è solo la Fiorentina, vogliamo provare a scrivere una pagina di storia"

Il capitano viola ha sottolineato come l'obiettivo che la squadra si è fissato è quello di tornare in Europa

Nell'intervista al Corriere dello Sport Stadio il capitano viola, German Pezzella che porta al braccio, ed è un onore, la fascia che è stata di Davide Astori. Lui che ha ventisette anni e si trova a fare... il capoclasse. Si ride quando è possibile, si lavora, sempre.

Come sempre si deve sognare. Ma con i piedi per terra: l’Europa per tutti, giocatori e tifosi. Tutti legati da un patto di sangue. Una sorta di “brothers in arms” di compagni d’armi. Questa Fiorentina, rispetto a quella di un anno fa, sembra più cinica.

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Concorda? "L’anno scorso ci è mancata lucidità. Basti ricordare la sfida con la Spal, quando costruimmo occasioni da gol una dietro l’altra senza però riuscire a concretizzare e prendendoci dei rischi non indifferenti, con le ripartente avversarie.

Contro l’Udinese, invece, abbiamo dimostrato di aver capito dagli errori del passato". Che cosa ha rappresentato, prima dell’ultima partita, essere “scortati” dai tifosi nel tragitto verso lo stadio? "Ne abbiamo parlato nello spogliatoio.

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E’ stato un riconoscimento importante, di cui ne saremo sempre grati. Per tutti noi c’è solo la Fiorentina: vogliamo provare a scrivere una nuova pagina di storia viola". German Pezzella, la “battaglia" con la Lega per la fascia da capitano dedicata ad Astori l’avete vinta voi.

Che cosa significa? "Quella fascia ce l’hanno data i nostri tifosi. Dentro c’è Firenze, con la sua anima. E c’è pure Davide, le sue iniziali, il suo nome: il nostro tutto. La scorsa stagione, dopo la scomparsa del nostro capitano, ce ne hanno portate quattro.

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Una l’ha portata Milan (Badelj, ndr), questa ce l’ho io. Non so se siamo stati bravi o determinati, so solo che noi volevamo rispettarne il significato, il sentimento di unità che accumuna tutti, tifosi, società e squadra. Se siamo questo è grazie a Davide.

Noi volevamo continuare così, perché in quel simbolo abbiamo trovato la forza di andare avanti nel momento più duro. Abbiamo reagito e ci è sembrato doveroso “lottare” per lui". In questa squadra, lei e Hugo, nonostante i soli 27 anni, siete i più “anziani” in un gruppo di giovanissimi.

Che effetto le fa? "Sicuramente è una cosa che non succeda tutti i giorni. Quando ero al River, mi sono trovato in squadra con “senatori” di 32-35 anni, il percorso è stato l’esatto contrario rispetto a questo. Potremmo anche sembrare una classe, col professore, in questo caso Pioli, che chiede silenzio, ma non è così.

Semmai è strano vedere così tanti giovani capaci di capire quando è il momento di scherzare e quando quello di lavorare". Merito dell’allenatore? "Pioli è un tecnico molto bravo, ma quando si arrabbia non ce n’è per nessuno (ride, ndr)».

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