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Perez a VI.IT: "Agudelo giocatore intelligente e ragazzo umile. I suoi compagni dicevano..."

Intervista all'allenatore che ha scoperto il nuovo centrocampista colombiano della Fiorentina

Oggi è stata la giornata di presentazione di Kevin Agudelo, l'ultimo acquisto della Fiorentina nel mercato invernale. Toto, come lo chiamano tutti, arriva dal Genoa in prestito per 18 mesi con obbligo di riscatto e nei prossimi mesi dovrà cercare di calarsi in un progetto tecnico che prevede il suo impiego da regista davanti alla difesa.

Daniele Pradè in questo senso non si è mai nascosto, spiegando come abbia visto nel classe 1998 potenzialità anomale, che col tempo potrebbero dare ai viola un giocatore con caratteristiche simili a quelle di Pizarro. Per ripercorrere il suo percorso da Puerto Caicedo a Firenze, LaViola.it ha contattato in esclusiva Dayron Perez, l'allenatore che lo ha notato quando militava nel Bogotá FC e lo ha portato all'Atlético Huila: Come ha scoperto Kevin Agudelo?

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"Nella stagione 2016 iniziai come allenatore dell'Atlético Huila Sub20 e incontrai due volte in campionato Kevin Agudelo che giocava nel Bogotá FC. In quelle due partite notai subito in lui una grande differenza con gli altri ragazzi.

Così lo segnalai al presidente del Huila, Juan Carlos Patarroyo, perché il giocatore aveva qualità interessanti. Dopo di che avviammo i contatti con il suo agente, Ronald Rico, e fortunatamente in quel momento Agudelo non aveva nessun contratto che lo legasse al Bogotà.

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A partire da quel momento iniziai a lavorarci su alcuni aspetti tecnici, soprattutto quelli collettivi più che quelli individuali: tecnicamente aveva tutto, però cercai di fargli capire meglio il gioco. Fortunatamente è un giocatore molto intelligente, che recepisce subito i consigli e li mette in pratica negli allenamenti.

Ricordo che parlai molto bene di lui successivamente perché potesse essere aggregato alla Prima Squadra ed è andata bene". In che posizione giocava la prima volta che lo vide e dove lo collocherebbe oggi? "È un centrocampista interno perché in quella zona ha maggior visione di campo e ha un buon cambio di passo: ha velocità e forza anche per superare molti avversari.

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Solitamente gioca qualche metro più avanti ai centrocampisti, in modo che non riceva il pallone spalle alla porta, in modo che riesca a guardare la porta avversaria: era questa la posizione in campo che ricopriva la prima volta che lo vidi".

Che ricordi ha di lui? "Mi ricordo che quando arrivò all'Atlético Huila, il resto della squadra diceva che bisognava dargli un pallone tutto per lui, perché quando aveva il pallone tra i piedi abbassava la testa e voleva risolvere lui da solo la partita.

Da quel momento iniziai a lavorarci in modo specifico su di lui, per cercare che limitasse la quantità di tocchi  e allo stesso tempo gli davo maggior libertà in campo, soprattutto negli ultimi metri. È migliorato giorno dopo giorno e credo che abbia ancora molti margini di miglioramento".

Sorpreso dalla sua crescita? "No, perché ho seguito tutto il suo percorso e già qui in Colombia aveva chiamato l'attenzione dei media sportivi per il suo cambio di passo, la sua potenza e la sua velocità nel breve. L'Atlético lavora per esportare talenti, ma il presidente è rimasto molto contento soprattutto per il suo trasferimento, perché considera il campionato italiano tra i migliori al mondo.

Questo è un bene per il giocatore, il club e anche per tutta la Colombia". Lo ha sentito ultimamente? "Ho mantenuto una relazione permanente con lui e ci scambiamo messaggi frequentemente. È una persona molto umile. Credo che, per quella che è la mia funzione, di aver contribuito abbastanza nella sua crescita.

Capita di sentirci per telefono o per Whatsapp sia nei momenti belli che in quelli meno positivi. Con Thiago Motta ha avuto modo di giocare di più, ma con il cambio di allenatore ha avuto più difficoltà e allora ci siamo sentiti.

È un ragazzo molto umile e professionale, che vorrebbe essere sempre giocare e soffre quando non ci riesce. Ci siamo sentiti anche in questi giorni e ho colto l'occasione per augurargli il meglio alla Fiorentina. Siamo rimasti d'accordo che verrò a vedere qualche seduta di allenamento nei prossimi mesi per imparare anche io qualcosa sul calcio italiano".

Alla Fiorentina potrebbe diventare un regista di centrocampo, come lo vede in questa posizione? "In questo momento lo vedo più come un giocatore che accompagna l'azione e la finalizza, con meno compiti di distribuzione del pallone.

Inoltre in quella zona di campo dovrebbe migliorare nelle due fasi. Lui ha la tecnica e la visione di gioco per diventarlo. Credo che attraverso un metodo di allenamento incentrato per questo ruolo, col tempo, potrà diventarlo.

È un giocatore intelligente e polivalente, sicuramente nei prossimi mesi potranno adattarlo in questa nuova posizione e farà bene". Ha qualche aneddoto con lui? "È un giocatore che arriva da una situazione famigliare molto umile, che ha dovuto passare anche dei momenti difficili a livello economico.

Spesso capitava che dei giorni non mangiasse e quando arrivò il primo giorno all'Atlético Huila si presentò con la borsa per allenarsi ma senza gli scarpini. Lo aiutammo anche a trovare degli indumenti per allenarsi e una sistemazione dove poter dormire e consumare i tre pasti giornalieri.

Nonostante i vari problemi ha sempre mostrato una grande forza di volontà e voglia di emergere: ha sempre avuto l'ambizione di diventare un giocatore professionista e di giocare in Europa".

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