Paratici: «Commisso persona speciale. C’è un senso di famiglia alla Fiorentina»
Le parole del direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici dall'European Golden Boy 2026
Parla così il ds della Fiorentina Fabio Paratici in occasione della giornata che inaugura il cammino verso l'European Golden Boy 2026, riporta Tuttosport, evento in cui è stato ricordato anche Rocco Commisso: «Una persona speciale, purtroppo il mio racconto è solo parziale perché l’ho conosciuto poco in prima persona ma lo vivo tutti i giorni tramite la famiglia e tramite le persone che lavorano con me al Viola Park. Ha trasmesso questo senso di famiglia dentro al club, dove tutti sono trattati allo stesso modo. Una sensazione che ho chiarissima dopo questi mesi alla Fiorentina».
Il dirigente viola ha poi continuato: «Il suo miglior colpo di mercato è stato costruire questo centro sportivo incredibile, qualcosa che resterà per il calcio italiano. Ho vissuto la Premier che è un campionato di riferimento e questo centro è come e forse anche meglio di questi centri di Premier League con il vantaggio di essere in Italia dove tutto è più bello esteticamente e dove si mangia anche bene… È stato visionario e questo rimarrà. Attraverso la famiglia quello che sento e che traspare c’è sempre un tempo dedicato o una frase dedicata al settore giovanile. Non è retorica, si sente che è un sentimento vero e non una frase fatta».
Successivamente, l'ex dirigente della Juve ha parlato della situazione del calcio italiano: «Bisogna dividere due cose. Il campionato e il livello dei calciatori. Se parliamo del campionato il livello è stato depauperato in questi ultimi anni perché i migliori non ci toccano più. Quando compravamo i migliori all’estero ora vengono acquistati in Premier. I nostri migliori calciatori vengono acquisiti dalle squadre inglesi. Questo prosciuga il campionato, devono essere creati nuovi calciatori per sostituire quelli che vengono comprati a quelle cifre. È un campionato di passaggio il nostro, 15 anni fa era cosi in Portogallo. Calciatori? Io credo che in Italia ci siano calciatori molto bravi, ne abbiamo qualcuno in Premier League, abbiamo un portiere che è il migliore al mondo. Abbiamo calciatori italiani bravi, e la Serie A non è la piattaforma ideale per poi allenarli al meglio e per poter crescere ancora. Poi si può parlare di settore giovanile, che è da dove partiamo. C’è sempre una via di uscita perché abbiamo un prodotto, ma se lo lavoriamo male è un problema nostro. Partiamo da un bel prodotto di base ma dovremo migliorare».
Successivamente Paratici ha aggiunto: «Sono molto arrabbiato con me stesso perché faccio parte di questo sistema. Sono un appassionato di calcio. Una nostra responsabilità è cercare di fare meglio rispetto a quello che stiamo facendo. Cosa prendere alla Premier League? Li hanno creato un prodotto incredibile in tutti i settori, una cosa che mi ha impressionato sono i criteri di ingresso. Tu allenatore porti il tuo staff ma spesso di 5 magari ne tesserano solo 2 perché gli altri non hanno le basi per lavorarci. Chiaro che quindi devi avere gente molto preparata che ha già lavorato a certi livelli. C’è un punto di ingresso molto stretto". A seguire, un commento sull'Italia fuori dai Mondiali: "La terza mancata qualificazione dell’Italia è un mistero. Un delitto calcistico, un dramma. Le squadre che escono dalle Coppe non sono un termometro sufficiente. Non è sufficiente per dire che il calcio italiano è in crisi, spesso sono formate da 9 stranieri. Se agli ottavi trovi Real, Psg e Bayern hai un’opportunità enorme di uscire. La Nazionale esprime il valore di un movimento. Questa è una responsabilità che dobbiamo prenderci».
La prima cosa da recuperare, secondo Paratici, è «la metodologia di allenamento, ci alleniamo in maniera arcaica. Prendiamo spunto copiando, non sapendo cosa copiamo. Cancelliamo tutto il buono che abbiamo, perché ce l’abbiamo. Prendiamo spunto senza sapere da cosa e senza sapere cosa produciamo. La metodologia d’allenamento nei settori giovanili va rivista. In Inghilterra non ci sono classifiche fino a 14 anni. L’allenatore allena per far migliorare un bambino, non perché ha vinto il campionato. Non c’è bisogno di mettere classifiche, hanno già la competività dentro di loro. Si è discusso in Lega dell’età della Primavera, io dico che ogni calciatore ha la sua maturità. Sono più per il mettere un limite di partite al campionato Primavera, ci sono ragazzi che giocano 100 partite. Non serve».



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