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Orari anticipati, c'è il no dei giocatori. Problemi anche con le tv

L'ipotesi di anticipare gli orari delle partite di Serie A trova diverse opposizioni dopo l'ottimismo filtrato nella giornata di ieri

L’ad della Lega di Serie A Luigi De Siervo da una parte, il sindacato dei calciatori dall’altra. Sul tavolo, l’ipotesi di anticipare le tre fasce orarie delle partite di Serie A, magari già dal prossimo mid-week, sicuramente non da questo week end.

Lo diciamo subito: l’ottimismo che si è diffuso ieri in mattinata, alla fine ha dovuto fare i conti con una serie di questioni che hanno addensato nubi pesanti sull’idea di spostare indietro le lancette dell’orologio in una forbice temporale compresa in una manciata di minuti.

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C’è chi ieri ha rilanciato sul web l’idea di un trittico di orari 16,45, 19 e 21,15 in luogo di quelli in vigore (17,15, 19,30 e 21,45). Chi ha sottolineato come sarebbero state le tv a chiedere il timing anticipato per rendere più ’commestibile’ il match serale.

In realtà, non è successo nulla di tutto questo, scrive il Qs - La Nazione. CALCIATORI. Innanzitutto, i calciatori. Tanto per cambiare, si sono messi di traverso e questo è l’ostacolo maggiore. Rifiutano categoricamente l’idea di anticipare alle 16 e 45, nel caso, le partite attualmente fissate alle 17,15, nonostante le rimanenti da giocare siano solo quattro: oggi il derby di Torino, l’11 giugno Lazio-Sassuolo, il 12 Genoa-Spal e il 18 Verona-Atalanta.

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Dunque, il problema sarebbe per tre gare, mentre qualche presidente di club, termometro alla mano, ieri rilevava come la differenza di temperatura non sia così differente tra l’orario attuale e le 16,45. ALTRI PROBLEMI. Ci sono, poi, altri problemi.

Le tv, anche estere, che hanno i diritti delle partite dovrebbero fare i conti coi cambiamenti di palinsesti, pubblicità spot e disponibilità dei satelliti per le immagini. Poi, c’è la questione delle ’distanze’ anche negli orari.

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Tra una partita e l’altra la Lega di A ha calcolato un tempo minimo di 135 minuti. Perché per esigenze televisive e svolgimento della gara ci sono da considerare le dilatazioni per i cooling break, gli interventi Var e le fasce di spot televisivi.

Non si possono avvicinare troppo le partite. Sullo sfondo, poi, c’è la delicata partita dei diritti tv. La Lega è ancora impegnata nel braccio di ferro con Sky per il pagamento della sesta rata, già oggetto di scontro durissimo.

Il punto è che, dopo aver trovato accordo con le tv sui nuovi orari, spostare di nuovo potrebbe significare concedere appigli legali. E cioè dare alle tv la possibilità di contestare il cambiamento di carte in tavola – i nuovi orari – aprendo un nuovo contenzioso.

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