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Nuovi fondi o vecchio mondo: il bivio della Lega A. Viola per la rivoluzione, Lotito invece...

Abbracciare la strada della modernizzazione, riducendo il gap dalla Premier e dalla Liga, oppure fossilizzarsi su un modello di gestione del calcio imperniato su vecchie logiche di potere? Percorrere la strada della media company coinvolgendo managerialità esterne oppure respingere l’iniezione di nuovi capitali a costo di proteggere la propria roccaforte di privilegi?

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Dopo settimane di dibattito interno, oggi si apre il sipario. Nell’assemblea di Lega i club saranno chiamati a votare sull’ingresso o meno dei fondi di private equity con una quota di minoranza (il 10%) in una società che si occupi di commercializzare i diritti televisivi.

Così scrive il Corriere della Sera. LE DUE PROPOSTE. Due sono le proposte che rispondono ai requisiti richiesti dalla Confindustria del pallone: la prima è del gruppo Cvc in cordata con Advent e Fsi. Sul piatto un’offerta da 1 miliardo e 625 milioni.

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La seconda è avanzata dal fondo Bain unito a Neuberger Berman: l’investimento è di 1 miliardo e 350. Il «matrimonio» con la Lega avrebbe la durata di dieci anni e comporterebbe un cambiamento nella struttura della governance.

I fondi sceglierebbero l’ad della media company, mentre all’assemblea spetterebbe la designazione del presidente. Il cda un mix delle due anime. FIORENTINA. Per la via della rivoluzione occorrono 14 voti, già assicurati dalle grandi della A.

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Juventus, Milan, Inter, Torino, Roma e Fiorentina appoggiano il piano fortemente voluto dal presidente Dal Pino. Il leader degli oppositori è Claudio Lotito, attivissimo nelle ultime ore per catturare alleati. Pare che sia il presidente della Laziol’ispiratore dell’interrogazione parlamentare che Fratelli d’Italia ieri ha depositato presso i ministri Spadafora e Gualtieri.

Si contesta che l’ingresso dei fondi rischi di influenzare il campionato e la sua organizzazione. LOTITO. A Lotito serve l’adesione di sette club per arrestare la via del progresso: è curioso che nella conta dei voti l’ago della bilancia sia Enrico Preziosi, amico di una vita del presidente dei biancocelesti ma con lui entrato di recente in rotta di collisione.

Dal Pino è determinato: se i «reazionari» faranno saltare la votazione sull’ingresso o meno dei fondi di private equity medita decisioni clamorose.

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