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Niccolini jr: "Tifoso viola grazie a mio padre. Spezia-Fiorentina partita speciale"

Le dichiarazioni del figlio di Maurizio Niccolini, attualmente responsabile scouting della Fiorentina

Daniel Niccolini è oggi il secondo di Vincenzo Italiano, allenatore dello Spezia prossimo avversario della Fiorentina. Nel 2002-2003 ha vestito anche la maglia della Florentia Viola.

Queste le sue parole al Corriere Fiorentino: "Ricordo quel giorno come fosse ora: ero in hotel a Catanzaro e a un certo punto mi chiamò il mio procuratore che era Moreno Roggi. Mi disse: verresti a giocare alla Fiorentina?

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Vengo a piedi, gli risposi. Eravamo in C2, io ero solo un ragazzo di vent’anni e giocare insieme a Di Livio, Riganò, Ripa per me è stato bellissimo. E quello era proprio un bel gruppo". TIFOSO VIOLA. "Grazie a mio padre ma anche a mia madre.

Quando avevo 13-14 anni, il babbo non mi voleva portare allo stadio. Anche il giorno della finale di andata di Coppa Italia con l’Atalanta, il 2 maggio del 1996, non voleva che andassi al Franchi. Ma la mia mamma decise di portarmi in curva Fiesole.

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Avevo 14 anni, diluviava, e al gol di Bati, per esultare, ho quasi rischiato la vita. Mio babbo, però, mi aveva portato a vedere qualche partita in serie B nel 1993-94 e mi ha sempre portato ai campini a vedere gli allenamenti, facendomi conoscere tutti, a partire da Antognoni.

E poi ricordo con una felicità pazzesca quando Baggio veniva a casa nostra. Veniva spesso e io lo vedevo come un supereroe". NOME. "Mi chiamo Daniel in onore di Passarella e questo è merito del babbo. Mia madre mi voleva chiamare Christopher come Christopher Lambert.

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Conservo sempre una foto di quando avevo due-tre anni ed ero in braccio a Passarella". PADRE. "Di lui si parla sempre troppo poco. Persone con la sua esperienza e con la sua passione nel mondo del calcio giovanile, ce ne sono poche".

ITALIANO. "Gli ultimi mesi da calciatore nella Vigontina è stato il mio allenatore. Poi mi ha chiesto se volevo continuare a giocare o stare in panchina e dal 2017 sono il suo vice. Da esordiente in B è stato bellissimo vincere i play off e adesso essere in A, per la prima volta nella storia del club.

Quella come allenatore, però, è un’esperienza totalmente diversa. Un allenatore ha più responsabilità, anche se il mio ruolo è più da collante tra mister e gruppo. All’inizio mi sentivo uno di loro, adesso sono entrato più nel ruolo, anche se mi piace stare a contatto con i ragazzi, ridere, consigliarli".

SPEZIA-FIORENTINA. "Una partita speciale. Quando vedo quei colori, per me è come essere a casa. Però noi vogliamo cercare di rimanere in A, quindi dobbiamo fare un grande campionato. Spero che la Fiorentina possa vincere tutte le partite, tranne le due contro di noi".

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