Nardella, Pessina, Rocco e lo stadio. Quando tutti hanno ragione, e torto, allo stesso tempo
Il tema stadio anima Firenze. Tutte le ragioni e i torti delle parti in causa, da Rocco Commisso a Dario Nardella fino alla Sovrintendenza
Il tema stadio anima Firenze ancora una volta. Come da anni a questa parte. O meglio decenni. Mai come oggi, nonostante la matassa si sia quanto mai ingarbugliata proprio in queste ultime settimane, si è stati davvero vicini a trovare un punto di svolta.
Dall’area di Castello alle cause di Unipol, passando per la nuvola di Fuksas fino al progetto Mercafir dei Della Valle. L’idea alla base era allora, e lo è ancor di più oggi, il tema fatturato. Avere un impianto di proprietà che permetta ai club di incassare milioni e milioni di euro in più è fondamentale.
Anzi, l’unica via. Un club come la Fiorentina, infatti, può prendere 11 Ribery ed aumentare notevolmente gli introiti alla voce marketing e merchandising, può andare in Usa a fare la ICC, e vendere calciatori a prezzi ottimi investendo su altri calciatori che possano far crescere i risultati sportivi.
Ma il grosso del fatturato viene dagli impianti di proprietà. Ma ancora siamo lontani dalla parola fine. Che sia restyling del Franchi, che sia riqualificazione e cambiamento dell’area di Campo di Marte per permettere a Commisso di fare attività commerciali e ricettive, o che sia nuovo stadio a Campi.
Ma mai come adesso, per quanto l’iter sia ad un punto quasi morto, si è stati davvero vicini ad intravedere il punto di partenza per una infrastruttura fondamentale come lo stadio. RAGIONI E TORTI DI PESSINA. Nel mirino vi è finita la sovrintendenza, spesso riconosciuta nella figura fisica di Pessina.
Perché? I vincoli che impediscono di buttar giù e rifare il Franchi, o modificarne alcune parti. La vicenda è ormai nota. E Pessina, così come la sovrintendenza, non fanno altro che ribadire norme e vincoli esistenti. Cambiare qualche regola è ciò che ha proposto la politica locale, ma da Roma non sembrano aver accolto con grande favore l’idea.
E comunque, anche se qualcosa dovesse essere modificato, la Sovrintendenza dovrebbe comunque dare il via libera ad eventuali altri progetti. Insomma, un percorso tutt’altro che in discesa. Il Franchi è un monumento architettonico.
Perché? Perché nel percorso dell’architettura alcuni elementi dell’impianto fiorentino sono stati innovativi, al punto di finire sui libri di storia di architettura. La domanda, semmai, è un’altra: ha ancora senso un approccio del genere?
O è forse giunto il momento di cambiare punto di vista e di lasciar agire un imprenditore che vuole spendere e lasciare qualcosa alla città? Se fin qui Pessina e la sovrintendenza hanno (e stanno facendo) solo fatto il loro, rispettando le regole, diversi sarebbero gli scenari nel caso in cui qualcosa dovesse davvero cambiare.
RAGIONI E TORTI DI NARDELLA. L’altro nel mirino della critica è Dario Nardella. Che sulla Mercafir ai tempi di Della Valle si espose tantissimo. Salvo poi essere accusato dallo stesso Diego Della Valle in quella lettera alla Nazione che anticipò di qualche giorno l’addio dei fratelli Tod’s alla Fiorentina di non aver detto tutto.
Il primo cittadino di Firenze continua a spingere affinché lo stadio Franchi non venga abbandonato a sé stesso. Perché? I costi graverebbero poi sulla comunità di Firenze. Tutta. Cosa che già adesso avviene, perché lo stadio è di proprietà del Comune.
Ma senza la Fiorentina perderebbe di senso. Campi? Pensare ad un Sindaco che mette i bastoni tra le ruote ad una possibilità come quella di fare un nuovo impianto fuori dai confini cittadini, per quanto malizioso, non è del tutto credibile.
Esistono delle difficoltà a farlo non alla Mercafir. Tutti i procedimenti legislativi e i piani regolatori (decreto Via per il non ostacolo alla viabilità aerea, tramvia, fermata ferroviaria da realizzare ma già preventivata a due passi dalla Mercafir, piano parcheggi) a Campi non esistono.
E dovrebbero partire da zero. Semmai i torti del Sindaco stanno nell’aver fatto credere a Commisso che sulla Mercafir si fosse più avanti di quello che in realtà era lo scenario. Dal total control impossibile per chi acquisisce l’area, con lo spettro di eventuali ricorsi allo spostamento da parte dei lavoratori della Mercafir dietro l’angolo, e a costi suppletivi di cui Commisso non era a conoscenza.
Dai rischi di bonifica a carico di chi acquisisce l’area alle tasse che poi la Fiorentina dovrebbe pagare. Il prezzo dell’area, ovviamente, non lo ha fatto Nardella. Lo ha fatto un ente terzo. E pensare che il Sindaco possa fare lo sconto ad un imprenditore è fuori da ogni logica legislativa.
Se lo facesse, Nardella, potrebbe andare in carcere. Il Bando scadrà tra poche ore. Altra procedura che il Sindaco ha dovuto fare perché costretto dalle leggi italiane. Il cane che si morde la coda sta proprio qui: tutto questo iter (con la partecipazione al bando solo per costruire un impianto sportivo) per farvi partecipare Commisso che avrebbe gareggiato contro sé stesso.
Ha senso tutto ciò? RAGIONI E TORTI DI COMMISSO. Rocco Commisso ha a sua volta ragioni e torti. Ha commesso degli errori non essendo pienamente a conoscenza dei vincoli sullo stadio Franchi, che in origine aveva in mente di rifare se non ex novo quasi per attuare il suo piano di business.
Così come non era a conoscenza delle problematiche dell’area Mercafir. E se lo stadio è nei tuoi progetti il perno di sviluppo, forse, avrebbe meritato maggiori approfondimenti da parte dello stesso Commisso. Ma ha ragioni da vendere quando attacca la burocrazia.
L’Italia non è l’America. E viceversa. Negli Stati Uniti chi vuole investire può prendere e buttare giù un impianto e rifarlo come meglio crede. E non è un caso se qui lo sviluppo si è fermato, e le infrastrutture sono scadenti perché ogni volta che si prova a far qualcosa l’iter si ferma bruscamente per qualche ragione.
Senza attività commerciali non serve a niente spendere milioni di euro. O dollari. Se i vincoli sul Franchi restassero questi, o dovessero cambiare ma solo in piccola parte, non porterebbero nulla al fatturato della Fiorentina.
Certo i tifosi potrebbero venire più volentieri allo stadio perché riparati da un tetto. Ma qualche migliaio di tifosi in più cambierebbe qualcosa? L’unica via degna di un senso in caso di restyling del Franchi sarebbe vendere l’impianto (o darlo in concessione) a Commisso e realizzare un piano regolatore ex novo che modifichi radicalmente tutta l’area di Campo di Marte.
Con tanto commerciale. Ipotesi che quando Commisso l’ha avanzata ha subito trovato un no secco da alcune parti politiche fiorentine. Quindi, come non detto. Zone alternative al Franchi? Nessuna risposta dalla politica fiorentina.
Insomma, chi ha torto, chi ha ragione? Alla fine tutte le campane di questa vicenda paiono averne di une e di altre. Il problema rimane, però, sempre lo stesso. E intanto il tempo passa. E la crescita della Fiorentina resta mozzata.
Anche i Della Valle alla fine si erano fermati sul più bello. Forse più perché impauriti dal dover investire una cifra monstre per realizzare l’impianto alla Mercafir e perché sfiniti da anni di impasse. Commisso, invece, ha detto (facendo corrispondere i fatti) di voler investire.
E tanto. Il tifo viola si è espresso chiaramente. Alla politica il compito di farglielo fare. O con un nuovo stadio, in città o fuori, o andandogli incontro.


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