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Min. Beni Culturali sul Franchi: va tutelato. Non valutiamo fattori economici ed occupazionali

Il Ministero per i beni e le attività culturali ha chiarito la propria posizione in merito allo stadio della Fiorentina

Il Ministero per i beni e le attività culturali ha scritto una nota per rispondere all’Onorevole Toccafondi. Che richiedeva notizie in merito alla situazione dello Stadio Artemio Franchi di Firenze. Lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, progettato da Pier Luigi Nervi, è una delle più importanti opere di architettura del Novecento, riportata in tutti i libri di storia dell’architettura non solo italiani.

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Su tale presupposto, il procedimento di verifica dell’interesse culturale si è concluso con un espresso provvedimento di tutela (rep. n. 15 del 20 maggio 2020). Motivato dal fatto che l’immobile presenta un rilevantissimo interesse culturale in quanto testimonia un’incessante ricerca sul rapporto tra programma funzionale, applicazione del calcolo strutturale e invenzione della forma.

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Nel merito specifico dello stadio fiorentino, l’articolazione della struttura in cemento armato in blocchi separati, 24 in totale, non introduce distinzioni o separazioni tra la continuità dei telai portanti, che definiscono nella loro reiterata successione l’aspetto esterno dello stadio, la cui immagine appare comunque fortemente qualificata dagli elementi formalmente e strutturalmente più complessi, ovvero la sottile, snella pensilina a copertura della tribuna centrale, le scale elicoidali di accesso alla Maratona e alle curve (Fiesole e Ferrovia) e la torre di Maratona.

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Tanto premesso si precisa che la legge di stabilità 2014, la n. 147 del 2013, detta anche“legge stadi” in riferimento ai commi 303 e 305 dell’art. 1, è norma di carattere generale che non può prescindere dal rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n.

42 del2004, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, che, come noto, è norma posta a tutela di interessi pubblici prevalenti. La competenza del Ministero per i beni culturali non può essere che quella di valutare gli aspetti di tutela e non i fattori economici ed occupazionali che, seppure importanti,afferiscono alla competenza di altre istituzioni.

Ora, il fatto che lo Stadio Artemio Franchi sia sottoposto alle disposizioni di tutela non lo “congela” in una condizione di non utilizzo. Ma comporta che tutti gli interventi che coinvolgeranno quest’opera, siano essi di conservazione e restauro che di adeguamento a motivate esigenze funzionali, dovranno essere accuratamente progettati al fine di garantire, unitamente al suo adeguamento, la trasmissione alle generazioni future di quei valori storici e culturali che ne hanno giustificato il vincolo.

Permettetemi da ultimo di sottolineare che non è vero che si crea un “contrasto” tra le norme di tutela e la realizzazione di un impianto moderno ed efficiente perché nell’ambito di un progetto di qualità è possibile trovare un giusto equilibrio tra tutela e sviluppo.

Da notizie assunte presso la competente Direzione generale comunque abbiamo appreso che, ad oggi, pur essendoci stati incontri interlocutori, non è stato ancora presentato alla competente Soprintendenza alcun progetto per le autorizzazioni di competenza.

Il Ministero non ha pertanto formulato, al riguardo, nessun parere formale.

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