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Da Milinkovic alle polemiche Inzaghi-Tare-Lotito. Tanti motivi in più per far bene con la Lazio

Dal trasferimento beffa di Milinkovic Savic alle polemiche contro Lotito, fino alle proteste di Tare all’Olimpico. Mai banale la sfida contro la Lazio

DA BERBATOV A SALAH, PASSANDO PER MILINKOVIC Assieme al ‘Salah nostro per 18 mesi’, al ‘Salah mai in Italia’, allo ‘scudetto in 5 anni’ e al ‘Cuadrado il nostro regalo per Firenze’, c’è anche quel pomeriggio anomalo di Milinkovic Savic nei ricordi dei principali detrattori della passata proprietà.

Un po’ come Berbatov, atteso invano da Eduardo Macia a Peretola senza che il bulgaro vi arrivasse mai, o Mammana, con Valentino Angeloni mandato in Argentina senza riuscire a trovare l’accordo col River Plate, anche il caso legato al centrocampista serbo è rimasto negli annali dei casi di mercato sfumati.

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Tuttavia, quello legato a Milinkovic, rappresenta un unicum. Perché lui a Firenze ci è arrivato, a differenza degli altri sopra citati. E non solo all’aeroporto. Ma anche all’interno dello stadio.

ERRORE FATALE Andrea Rogg venne mandato per conto della Fiorentina in Belgio a chiudere l’affare.

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Tutto fatto, senza, però, le firme sui contratti. L’allora centrocampista del Genk, dopo aver sostenuto le visite mediche di rito con la Fiorentina, scoppiò in lacrime al momento di firmare il suo passaggio in viola: “Scusatemi ma non posso, non posso davvero...".

Alla base del rifiuto motivazioni di carattere privato, spiegò l’allora ds viola Daniele Pradè. E poche ore dopo arrivò la sua firma con la Lazio per 10 milioni. La Fiorentina, con il club belga, aveva trovato l’accordo per 6 milioni cash più il 40% sulla rivendita.

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Il resto è storia conosciuta, con una valutazione di mercato fatta da Claudio Lotito per il suo centrocampista superiore ai 100 milioni di euro. Un vero e proprio paletto imposto dal patron laziale per privarsi di Milinkovic.

Con rimpianti annessi e connessi da parte di chi, come Daniele Pradé, in quel mediano del Genk ci aveva visto la pedina ideale per il modulo di Paulo Sousa, che però in viola non arrivò mai.

TRA POLEMICHE, PROTESTE E SCIOPERI Uno dei tanti motivi per prendersi qualche rivincita.

Anche per il ds viola Pradé stesso, da sempre legato al mondo giallorosso e che di derby contro la Lazio ne ha vissuti tanti. Il tutto contro un avversario che ai tempi di Lotito-Tare, e non solo per i fatti sopracitati di Milinkovic, ha scalato la gerarchia delle antipatie nel tifo viola.

E’ ancora negli archivi quella protesta del popolo gigliato in occasione di un Fiorentina-Lazio ad alta tensione, con tanti supporters viola che si presentarono al Franchi con la foto del volto del Presidente biancoceleste. In occasione di un’altra gara contro i capitolini, invece, la Curva Fiesole scortò la squadra dal ritiro al Franchi, stando in silenzio per i primi 10’ di partita per protesta contro il sistema arbitrale e Braschi nei giorni successivi alla squalifica di 4 turni inflitta a Borja Valero nell’ormai famoso Parma-Fiorentina.

E come dimenticare quel rigore assegnato alla Fiorentina per fallo su Pezzella allo scadere di due anni fa all’Olimpico? Igli Tare scese addirittura in campo in fretta e furia al triplice fischio per andare a protestare col direttore di gara.

E di quell’episodio Lotito, Inzaghi, e Tare, ne parlarono per mesi.

Per non parlare di quel mani di Zauri ai tempi di Calciopoli e del disastro arbitrale della gara di andata, sempre di quell’anno, di Fiorentina-Lazio in cui accadde di tutto.

Corsi e ricorsi storici di una sfida che negli ultimi anni, di banale, non ha mai avuto niente. Domenica sera, infatti, andrà in scena il ‘derby dei simulatori’ (per Gasperini) Immobile-Chiesa.

SCONTRO DIRETTO Il tutto, ovviamente, con un occhio alla classifica.

Per quanto Pradé continui a parlare di anno di transizione sportiva, la zona Europa è lì. Per entrambe,

con ambedue le squadre a 12 punti in classifica. E non sarà uno scontro diretto, ma poco ci manca.
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