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Milan: Commisso alza la voce mentre Li Yonghong punta al rilancio

A metà fra una partita a scacchi, dove contano strategia e tattica, e una di poker, dove a fare la differenza sono la propensione al rischio e la capacità di bluffare. Nonostante si stiano studiando ormai da settimane, Li Yonghong e Rocco Commisso non sono ancora riusciti a trovare un’intesa.

E ieri, come riporta la Gazzetta dello Sport, si è registrato di nuovo un brusco allontanamento, al limite della rottura.
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Dal di fuori è complicato stabilire se a essere inadeguata è l’offerta di Commisso o la richiesta di Mr. Li. Ma una cosa è certa: il presidente rossonero sta mettendo a durissima prova la pazienza del magnate americano, che ieri mattina era arrivato nuovamente molto vicino alla fumata bianca e si è poi ritrovato di fronte all’ennesimo no cinese.

Risultato: trattativa di nuovo sospesa. Tornata in congelatore come qualche giorno fa, con Commisso che ha affidato il proprio malumore a un comunicato. Giusto per chiarire un paio di concetti ai tifosi, che sono comprensibilmente estenuati dai continui cambi di vento e che il numero uno dei Cosmos spera in questo modo di portare dalla propria parte.

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SFORZI. «Fino ad ora Mr. Commisso e i suoi rappresentanti avevano preferito evitare dichiarazioni ufficiali sulla situazione e lo status della trattativa per preservare la possibilità di arrivare a una conclusione positiva dell’affare – si legge nella nota –.

Comunque, Mr. Commisso crede che adesso sia arrivato il momento giusto per far sapere ai milioni di tifosi dell’Ac Milan come stanno le cose. Mr. Commisso ha lavorato senza sosta con l’assistenza dei suoi advisor per formulare e negoziare una transazione che portasse benefici a un club così storico, i suoi fedelissimi tifosi, l’attuale proprietà e la città di Milano.

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Nonostante i suoi migliori sforzi e la genuina convinzione che un accordo fosse stato recentemente trovato, sembra che la proprietà attuale non abbia la volontà di concludere questa trattativa in termini e tempistica accettabili.

Data la passione di Mr. Commisso per il calcio e i suoi legami con l’Italia, paese dove è nato, si sono create circostanze spiacevoli dal punto di vista personale. Comunque, Mr. Commisso spera che il risultato finale di questo processo porti a un futuro ricco di successi per questa storica società».

RICHIESTE. Nelle ultime tre settimane è la terza volta che Mr. Li conduce la controparte a tanto così dalla chiusura e poi abbandona il tavolo o procede con rilanci che vengono giudicati irricevibili. Un modo di gestire la trattativa ritenuto poco professionale, per un motivo piuttosto chiaro: Yonghong evidentemente non esaurisce le richieste durante la fase di negoziazione, ma alza la posta quando in pratica mancano solo gli ultimi dettagli.

Commisso dunque ha esaurito la pazienza, anche se forse non del tutto. Quando dice che la proprietà attuale non ha la volontà di concludere in modo accettabile pare mettere una pietra tombale sull’affare, ma poi chiude in modo sibillino, sperando che «il risultato finale di questo processo porti a un futuro ricco di successi per questa storica società».

A prima vista parrebbe un addio, augurando il meglio al club rossonero, ma quel «processo» potrebbe anche riguardarlo in prima persona. OSTAGGIO. In cuor suo Commisso – che ieri ha condotto in prima persona l’intero dialogo con la controparte – nonostante amarezza e arrabbiatura, spera comunque nel lieto fine, sebbene Mr.

Li stia tirando eccessivamente la corda. Anche perché il magnate americano è convinto di aver messo sul tavolo un’offerta molto allettante: i 32 milioni da restituire a Elliott, più i 380 dell’intero debito, 150 milioni da investire subito, il 30% delle quote e i ricavi commerciali cinesi per Mr.

Li. Eppure non è evidentemente sufficiente: da quel poco che trapela il presidente rossonero avrebbe chiesto altro denaro. Di certo il momento è molto delicato: da quanto filtra Yonghong ha rimosso dall’incarico l’avvocato milanese che lo stava assistendo a New York nella trattativa (lo stesso che un anno fa aveva seguito la fase finale della compravendita del Milan con l’ingresso di Elliott), assieme ad altri consulenti, e si è rivolto allo studio legale White & Case di New York.

Ma intanto il pallone continua a restare fra i suoi piedi, e con lui il Milan, che in pratica è paradossalmente ostaggio del suo stesso presidente. Un presidente che agita nell’aria come una minaccia i 32 milioni da rimborsare a Elliott – mossa che gli consegnerebbe più tempo per provare a cercare l’acquirente più gradito –, e che non tutti credono lui possegga davvero.

Probabilmente lo stesso Commisso. Questo punto di domanda però è destinato a essere sciolto in tempi piuttosto brevi, perché se entro il 6 luglio Elliott non sarà rimborsato – da Li o da un nuovo proprietario –, il fondo di Paul Singer si prenderà il Milan.

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