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Mezza Serie A torna ad allenarsi (individualmente). Oggi possibile via libera a tutti

Dall'Emilia Romagna al Lazio, dalla Campania alla Sardegna: le regioni riaprono agli allenamenti nei centri sportivi. E il governo...

Domani i calciatori di serie A potrebbero tornare ad allenarsi in forma individuale. Tutti? Qui la risposta sconfina nella scena politica. Il quesito è stato formulato dal ministro dello sport Vincenzo Spadafora al Comitato tecnico-scientifico del governo.

Che insieme con le linee guida relative alla ripresa degli sport individuali, ha ricevuto anche questa nuova sollecitazione, frutto dell’«offensiva» di alcune regioni. Spadafora ha annunciato infatti di avere chiesto venerdì al Cts «di tornare a valutare la possibilità che le linee guida sullo svolgimento da lunedì degli allenamenti per gli atleti di interesse nazionale dei soli sport individuali vengano applicate anche a quelle degli atleti degli sport di squadra».

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La questione sembra tecnica, ma è politica: anche sulle riaperture del calcio ci sono posizioni diverse, scrive La Gazzetta dello Sport. EMILIA. È stata l’Emilia Romagna ad aprire, anzi a riaprire i giochi. Martedì sera, il presidente Stefano Bonaccini, grande appassionato di calcio e tifoso di Juventus e Modena, ha convocato una conference call con i dirigenti delle quattro squadre di serie A della regione per discutere del problema.

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Il confronto ha contribuito a ispirare l’ordinanza. «Siamo convinti che dal momento che un professionista – ha detto ieri il governatore confermato lo scorso 26 gennaio - potrebbe tranquillamente allenarsi individualmente al parco pubblico o correndo in centro per la città, sia preferibile lo faccia in piena sicurezza individualmente in un centro sportivo dove possa rispettare le misure di sicurezza chieste a chiunque possa ricominciare a fare attività motoria da lunedì.

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Benissimo fa il ministro a pretendere il protocollo di sicurezza ma qui parliamo solo di allenamento individuale, non di squadra». LE ALTRE. La strada tracciata da Bonaccini è stata seguita con percorsi diversi da altre regioni.

La Campania ha espresso favorevole sollecitando «ad horas» la condivisione con il governo. Il Lazio ha detto sì dal 6 maggio incassando il ringraziamento della Roma. La Lombardia si è ufficiosamente sintonizzata sulla stessa linea anche se il vertice sulle aperture sportive è stato convocato per oggi dal presidente Fontana.

È sceso, invece, in campo Christian Solinas, presidente della Sardegna, che ha fatto scattare il semaforo verde per il Cagliari. Anche il Lecce è in attesa di una risposta dal governatore pugliese Michele Emiliano: chiede di utilizzare lo stadio di via del Mare e la struttura dell’Acaya Golf Resort per consentire una ripresa sempre in forma individuale.

DECISIONE. E adesso? La decisione del Comitato tecnico-scientifico dovrebbe arrivare oggi. Potrebbe esserci un altro no oppure una mediazione del tipo: niente raduno delle squadre ma una possibilità individuale dei giocatori di frequentare il centro di allenamento.

D’altronde, questo è il discorso di Spadafora, non c’è nessun pregiudizio anticalcistico. Anzi, prima del famoso Dpcm di domenica scorsa, la formula degli allenamenti in forma individuale era stata il punto di partenza del ministero girato agli scienziati.

Ed erano stati loro a chiedere, non solo per il calcio, più restrizioni. Dando un’indicazione esplicita: consentire il raduno delle squadre avrebbe significato potenziali e pericolosi assembramenti. Decisione poi contestata da tutti, in primo luogo dall’Associazione Calciatori.

Alcune squadre stanno sollevando ora una questione: non è giusto decidere a macchia di leopardo e decidere in base alle ordinanze.

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