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Malesani: "A Firenze si era creato l'ambiente perfetto. Batistuta mi diceva..."

Le dichiarazioni dell'ex allenatore viola alla vigilia della partita di domani all'Olimpico

Alberto Malesani, ex allenatore della Fiorentina, ha parlato al canale mediatico giallorosso: FONSECA. “Mi piace, almeno per quello che vedo da fuori. Ma sui giudizi verso i tecnici non vado oltre perché li dovrei vedere lavorare nel quotidiano.

Posso dire, però, che si vede una direzione nella sua squadra”. BATISTUTA. “Batistuta resta il giocatore che ogni allenatore vorrebbe. Non faceva distinzione tra un allenatore e un altro. Sapeva prendere da tutti i tecnici il bello e il buono.

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È una cosa che lo ha reso unico. Un ragazzo che ha sempre lavorato sodo. Mi diceva: “Io mi devo allenare più di altri, non ho grandi proprietà tecniche”. Però aveva potenza, fiuto del gol, elevazione. Non ho mai visto una costanza del genere in un atleta.

Sarebbe da prendere a esempio”. FIRENZE. “Vede, a volte si creano i grandi gruppi in cui c’è una miscela di tutto. Un’idea che è condivisa da tutti. Firenze è stato un miscuglio di questo tipo qui in cui erano coinvolti anche tifosi.

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Eravamo un corpo unico. È stato un anno splendido, intenso. Si era creato l’ambiente perfetto. Anche se non abbiamo vinto, ma ci siamo andati vicini con un ottimo cammino in Coppa Italia e la qualificazione nelle coppe arrivando quinti”.

PRESENTE LONTANO DALLA PANCHINA. "Ormai è così. La decisione è maturata con razionalità nel corso di questi anni. Quando senti che ti allontanano un po’, è inutile insistere. A un certo punto mi hanno messo dalla parte degli allenatori che consideravano finiti e con il tempo l’ho accettato.

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Non c’è problema, mi esprimo in un altro mondo. Venivo dal mondo aziendale prima e oggi ci sono tornato. Quasi chiudendo un cerchio. A volte ho provato del dispiacere, ma non traumi. Quelli proprio no. Di una cosa sono rimasto male, invece, che l’esperienza in questo paese, e di conseguenza nel calcio, non venga premiata.

Come detto, prima di fare l’allenatore venivo dal mondo aziendale. Per 17 anni ho lavorato per la Canon Italia. In Giappone, le persone con più esperienza le riprendevano in sede sfruttando la loro conoscenza. Non le buttavano via.

Uno che ha fatto per 26-27 anni il professionista, ad alti livelli, il calcio non può sparirgli dall’anima. In particolare, a uno come me, che ha vissuto questo sport sempre a duecento all’ora, 24 ore su 24. La cosa che più mi è mancata finora è il prato verde, il pallone, l’aspetto didattico, la tattica che si fa giornalmente con la squadra, il creare qualcosa.

L’allenamento globale, quotidiano. Altre cose non mi mancano, francamente. Ma questa sì, mi mancherà sempre. E per sempre”. IL CALCIO NELLA SUA GIORNATA. "La mattina mi vado a prendere il giornale quando faccio colazione. Leggo, mi tengo aggiornato, mi informo.

Guardo soprattutto le partite che mi interessano. Quelle di Europa League e Champions League le seguo tutte. Il campionato italiano non lo seguo interamente. Guardo le gare del Verona. E anche di altre squadre”. COVID. “Bisogna stare molto attenti, tutti.

È una cosa grave, anche i giovani devono saperlo. È una guerra silenziosa. E chi la sottovaluta sbaglia. Ho la fortuna di essere nelle aziende delle mie figlie, do loro una mano. Siamo in pochi, non ci sono assembramenti. A contatto con la natura si è più rilassati, forse.

La si vive con relativa tranquillità. Però il timore resta. Il Veneto, la nostra regione, è stata una delle prime zone colpite dal Coronavirus”.

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