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Liverani: "A Firenze due anni belli, non solo per i risultati. La penalizzazione ci compattò"

Le dichiarazioni dell'attuale allenatore del Lecce sul suo passato in viola

L'ex centrocampista della Fiorentina, Fabio Liverani, ha parlato in una diretta Instagram con l'ex compagno viola Sebastien Frey. Queste le sue parole: FIORENTINA. "Quei due anni a Firenze sono stati belli sotto tutti i punti di vista, anche lasciando da parte i risultati sportivi.

L'anno della penalizzazione ha creato un'unione unica con la gente, per aver fatto qualcosa di straordinario. A Barberino, nel ritiro pre-stagione quando venne annunciata la penalizzazione ci fu un po' di gelo. Poi però nessuno si è tirato indietro nonostante i -19 punti.

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Le prime quattro partite furono tre sconfitte e una vittoria contro il Parma e poi perdemmo contro l'Udinese. Nella settimana successiva cambiammo modulo e ricordo che alla quinta giornata contro il Catania nel riscaldamento c'era una tensione unica, perché la classifica diceva -16.

Poi però abbiamo svoltato. Ricordo che negli spogliatoi avevamo due classifiche, con e senza penalità". CARRIERA DA ALLENATORE. "Il miracolo con la salvezza della Ternana e i due campionati vinti dal Lecce sono frutto del gruppo, poi ovviamente ci vogliono la qualità, l'ambiente e la determinazione.

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Però la differenza la fà il gruppo. Oggi pochi allenatori possono permettersi di costruire una squadra a tavolino. La bravura dell'allenatore sta nel trovare una via di mezzo con la società e cercare di far rendere al meglio i giocatori della rosa.

Non c'è un modulo, c'è un'idea. L'allenatore più bravo è quello che trova una sintonia con i propri giocatori, perché poi loro ti daranno qual qualcosa in più". PRANDELLI, COSMI E DELIO ROSSI. "Serse è stato il primo, al Perugia.

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Lui si affidava molto alle qualità dei giocatori ed era intelligente a dare responsabilità a loro. Puntava molto sul collettivo. Giocava molto sul fatto di dare possibilità a chi non ne aveva avute finora. Delio l'ho avuto alla Lazio ed è arrivato dopo Mancini quando se n'erano andati via tutti i campioni.

Rossi era l'allenatore giusto in quel momento, perché era un insegnante di calcio e la squadra era in costruzione. Era uno che perdeva tempo sulla postura del corpo e sui dettagli. Prandelli era un mix di tutto questo. Mi ricordo che in ritiro le prime settimane si scherzava poco.

Prandelli è riuscito a costruire una Fiorentina operaia e poi ha inserito dei campioni, e allo stesso tempo è cresciuto anche lui, perché poi ha allenato la Nazionale e club internazionali". SITUAZIONE STIPENDI. "In questo momento abbiamo una proprietà molto vicina, che ci segue e ci aiuta in tutto.

Non essendoci nessuna certezza, ancora non abbiamo parlato a livello economico con il club". BLASI. "Lele è l'unico giocatore a non essere mai sereno. La sua forza era vivere con l'ansia. L'ho ritrovato al Palermo e aveva ansia sul vivere, sul mangiare (ride, ndr).

Un giorno mi disse che una volta che avrebbe trovato la tranquillità non avrebbe potuto più giocare". LUPATELLI. "Era il segreto dello spogliatoio. Nei momenti brutti aveva sempre una battuta". DA COSTA. "Alla prima uscita di squadra a Colle Bereto gli stavano portando via la macchina parcheggiata in doppia fila.

Era matto, poi faceva delle entrate in allenamento (ride, ndr)". DAINELLI. "Non l'ho mai visto in due anni arrabbiato. L'unica volta è stata in campo, in un'esercitazione undici contro zero che se la prese con Prandelli, ma era un arrabbiatura che non era credibile".

KROLDRUP. "Quando faceva serata la faceva fatta bene. Lui beveva solo whisky". RIBERY. "Gli faccio un grande in bocca al lupo, perché si fece male proprio contro di noi e mi è dispiaciuto tanto. Ricordo che giocai la semifinale d'Intertoto con la Lazio contro il Marsiglia e noi avevamo un terzino destro della Primavera che dopo aver giocato contro Franck non ha più giocato.

In quella partita ci fece una tripletta e ci distrusse".

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