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Liti, accuse e interessi: il triste spettacolo del calcio spaccato

Veleni e polemiche tra politici e dirigenti sul rinvio delle partite. Due ipotesi bocciate e l'idea di far slittare il calendario.

Alla fine di una giornata passata dai dirigenti del nostro calcio tra accuse, veleni, stracci volati al telefono, proposte e rifiuti, paura di complotti, richieste di dimissioni, ipocrisie, bugie e difese dei propri orticelli così lontane dallo sbandierato «prima la salute», usciamo rafforzati nella nostra convinzione espressa ieri: si sarebbe dovuto giocare tutto il turno di campionato, a porte aperte e a porte chiuse in base alle città e alle regioni interessate da decreti e ordinanze.

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Mettendo in secondo piano il valore del nostro calcio, i 202 paesi collegati sugli spalti vuoti di Juve-Inter e anche l'immagine data dall'Italia all’estero, che tanto oggi non si misura dal numero di spettatori in tribuna ma da quello molto più grave dei contagiati e dei morti per il coronavirus, scrive La Gazzetta dello Sport.

POLEMICHE. Quasi tutto è girato intorno al rinvio di Juve-Inter e alla feroce polemica tra l’a.d. nerazzurro Marotta e il presidente di Lega Dal Pino, divenuto l’unico responsabile visto che si sono dileguati gli altri protagonisti dei summit istituzionali.

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Ma anche altri dirigenti di club sono poi entrati in gioco: quasi tutti impegnati solo a guardare i propri interessi tra chi non accettava di giocare contro una squadra più riposata, chi d’ora in poi rifiuterà le porte chiuse, chi minaccia azioni legali e richieste di risarcimenti danni.

Se questo è il livello - ed è tristemente questo - si capisce perché prendere una decisione comune in Lega è impossibile. IPOTESI. Che il campionato con il rinvio di alcune gare al 13 maggio sarebbe stato condizionato era apparso chiaro dall’inizio.

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Quello che invece è saltato fuori dopo, con il solito corollario di mezze verità, è che l’Inter (che avrebbe avuto diritto a giocare ieri sera a porte chiuse contro la Juve e ha gridato allo scandalo per il rinvio) aveva rifiutato la proposta «ufficiosa» di giocare stasera, lunedì, a porte aperte ma senza i propri tifosi.

E per lo stesso motivo ha rifiutato l’ipotesi, lanciata ieri mattina in un furioso consiglio di Lega telefonico, di posticipare le semifinali di ritorno di Coppa Italia al 13 maggio per giocare, sempre a porte aperte e senza i propri tifosi, giovedì Juve-Inter.

Ipotesi questa accettata da Milan e Napoli, le altre contendenti in Coppa: per salvare la regolarità del campionato? Così si dice, ma si dice anche che i partenopei non volevano affrontare un’Inter riposata da una settimana senza partite...

RECUPERO. In ogni caso la possibilità è saltata e la Lega presenterà in assemblea mercoledì un paio di altre proposte come richiesto in consiglio. Quella più accreditata è il recupero nel prossimo week end delle gare rinviate (a porte aperte o chiuse) e lo slittamento di una giornata.

Juve-Inter sarebbe prevista lunedì 9 perché il decreto che impedisce la presenza dei tifosi dalla Lombardia finisce l’8, salvo proroghe. I nerazzurri giocano il giovedì successivo in Europa League ma avrebbero comunque le 72 ore minime previste di riposo.

DAL PINO. Mercoledì sarà anche il primo giorno del giudizio per Dal Pino da parte dei club che solo l’8 gennaio lo hanno eletto presidente: alcuni vorrebbero già che si dimettesse... Si va incontro a gare a porte aperte e a porte chiuse senza eccezioni, rinvii e proteste, con buona pace dei dirigenti litigiosi e dei ministri un po’ pilateschi.

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