L'incubo flop in tv, la 'minaccia' del Gov. Friuli e la Juve: così si è fermato il calcio
Pressioni politiche e non solo sulla scelta della Lega di rinviare le partite. Ora è caos sul calendario. E uno striscione: "Calciopoli, ci risiamo?".
Perché l’attesissima sfida scudetto tra Juventus e Inter slitta al 13 maggio insieme ad altre 4 partite di Serie A? Il governo aveva dato il via libera a giocarle a porte chiuse, e questo pareva l’orientamento. Ieri però è successo qualcosa.
L’ha spiegato il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: «Ha deciso la Lega di Serie A», ossia l’associazione dei 20 club del campionato italiano. Motivi di salute non ce ne sono: in Serie B si è giocata senza tifosi a Padova Cittadella-Cremonese, squadre di due zone focolaio.
Tanti, da ieri, gridano al «campionato falsato». Ma come si è arrivati alla più divisiva delle decisioni possibili? Venerdì, dopo la riunione tra tutte le componenti del calcio italiano, il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha incontrato Spadafora.
Che ha spiegato come il contagio continui e che un via libera generale avrebbe vanificato, secondo la comunità scientifica, le misure prese fino a oggi. Ma Spadafora ha anche aperto alla valutazione di un rinvio degli incontri.
Passando quindi la palla al mondo del calcio, scrive La Repubblica.
JUVE. Proprio in quelle ore, il presidente della Juventus Andrea Agnelli nei colloqui con l’ad della Lega di Serie A De Siervo (che ha ovviamente ascoltato tutte e 10 le società coinvolte) spingeva perché si arrivasse a un rinvio: lo faceva ricordando il danno d’immagine a cui il calcio italiano si stava esponendo accettando di giocare la partita più attesa senza tifosi, trasmettendo ai 202 Paesi collegati le immagini desolanti di uno stadio vuoto.
E deprimendo l’immagine del nostro calcio all’estero, dove i diritti delle partite di Serie A vengono venduti sotto il valore stimato. L’Inter sottoponeva invece il timore di un rinvio che avrebbe intasato un calendario già saturo.
Soprattutto in vista dell’estensione delle limitazioni in Lombardia. Il non detto era altro: la Juve ha dal rinvio il vantaggio di giocare la sfida con i propri tifosi, con cui ha vinto il 90% delle partite giocate. L’Inter sperava nell’esatto contrario.
PRESSIONI. Pressioni, tante e forti, sono arrivate da tv, dall’universo politico (il governatore friulano Massimiliano Fedriga minacciava denunce se si fosse disputata Udinese-Fiorentina), dalle società di calcio che non volevano perdere il botteghino (non vale per Juve-Inter, un sold out da 5 milioni che la Juve non aveva l’obbligo di restituire).
Il Cdm venerdì pareva disposto a riaprire le porte dello Stadium, visto che tra lunedì e mercoledì le limitazioni in Piemonte potrebbero affievolirsi. Ma serviva tempo e la Serie A non poteva aspettare. Ha scelto il rinvio, quindi la posizione della Juventus (che nega pressioni) e lo ha fatto quando mancavano 6 ore appena al fischio d’inizio della prima delle 5 partite rinviate: Udinese e Fiorentina dovevano giocare ieri alle 18, i viola erano già a Udine.
Padre della scelta l’ad Luigi De Siervo: il suo contratto in Lega è fortemente in bilico e l’appoggio di una società può essere decisivo per non cadere. Situazione che dà adito a speculazioni. E davanti alla Lega ieri è apparso uno striscione: "Calciopoli, ci risiamo?".
CAOS CALENDARIO. L’effetto? Un pasticcio. Se l’Inter arrivasse in fondo a Coppa Italia e Europa League non esisterebbe una data utile a recuperare Inter-Samp rinviata una settimana fa. I rinvii a questo punto vanno estesi finché saranno in atto le limitazioni.
Come fare allora con Inter-Sassuolo, tra 7 giorni? L’unica soluzione sarà il rinvio a lunedì, oltre la scadenza del Dpcm. Mentre slitterebbe Atalanta-Lazio: per questo ieri il presidente laziale Lotito, fresco di primo posto, era furibondo.
E infuriato è anche il Napoli, che minaccia di non giocare contro i nerazzurri giovedì in Coppa Italia visto che col rinvio di Juve-Inter si troverà di fronte una squadra più riposata.
TIFOSI. Come non bastasse, nella stessa città e nello stesso stadio di Juve-Inter, mercoledì si giocherà Juve-Milan di Coppa Italia.
Senza tifosi ospiti, però. Eppure oggi i bergamaschi - lombardi come i milanisti - saranno a Lecce: così ha deciso il ministro, unico obbligo quello di sottoporsi a termoscanner prima di entrare allo stadio.


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