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Le regole del 'Grande Fratello': isolamento e controlli per far ripartire la Serie A

Allenamenti prima individuali e a distanza, così come a mensa e nelle camere d'albergo. Test e tamponi per tutto il 'gruppo squadra'

Una sorta di Grande Fratello per far ripartire il calcio italiano. Le squadre dovranno fare maxi ritiri isolati da tutto e tutti per poter ricominciare ad allenarsi: mercoledì i ministri Spadafora e Speranza incontreranno i rappresentanti delle leghe del calcio, si analizzerà il protocollo inviato dalla Figc con suggerimenti e indicazioni per un modello più stringente dal punto di vista pratico.

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Molta attesa la riformulazione (qualcuno dice addirittura in termini più restrittivi) del periodo di 14 giorni di quarantena per chi arrivasse dall’estero o per chi viene a contatto con situazioni a rischio Covid. Indicazione finora basata sulle evidenze scientifiche disponibili e che si stanno ulteriormente precisando: la latenza dell’infezione in qualche caso appare superiore alle due settimane.

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Così scrive Il Corriere dello Sport. IL GRANDE QUESITO. Ma ciò che medici e dirigenti del calcio attendono dal Governo riguarda la disponibilità dei tamponi e dei test sierologici. Il protocollo scientifico Figc ne indica un numero altissimo per lo screening delle squadre.

Il Ministro dovrà far capire entro quale data questi dispositivi saranno reperibili in numero sufficiente (e senza corsie preferenziali). Stessa cosa per i test sierologici, la cui produzione non è stata assegnata ancora a alcuna azienda.

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Si pensava potesse accadere attorno alla metà di questa settimana, poi la data è slittata al 29 aprile. In quanto tempo l’azienda prescelta sarà in grado di fornire, dopo la formalizzazione della licenza, i dispositivi alle società sportive, ma anche a tutte le aziende del Paese che ne avranno bisogno?

Il calcio, che pensa di poter iniziare il 4 maggio, avrà tutto a disposizione? Questo verrà chiesto al Governo, in base alle risposte si capirà quanto resterà in piedi del documento Figc che sta circolando in queste ore.

IL GRUPPO.

Il protocollo della Figc si basa su un criterio molto preciso: l’identificazione di un gruppo di lavoro che dovrà restare più o meno lo stesso per due settimane più una terza con test molecolari rapidi, da ripetere anche nelle 24 ore e sierologici.

Verrà creata una sorta di casa o meglio di cittadina del Grande Fratello, le cui regole di accesso saranno rigide, anche se le tante eccezioni (a cominciare da esami medici che si richiedessero per normali patologie e traumi relative agli allenamenti per non parlare di brevi ritorni in famiglia) dovranno essere formulate con più completezza.

Ora si prevede solo un gruppo extra squadra che non avrà le stesse regole di chi sarà dentro la cittadella calcistica e fornirà da supporto organizzativo. E che non potrà entrare in contatto con i luoghi dell’attività sportiva.

I LUOGHI.  La cittadina del reality del calcio ha indicazioni per ogni funzione: massaggi e fisioterapia si svolgeranno con mascherine, guanti e occhiali da parte dello staff e con la mascherina da parte degli atleti. Tempi ridotti per i pasti e a distanza di sicurezza, anche per evitare assembramenti prima e dopo aver mangiato LE ATTIVITA'.

 Nella prima settimana prevalentemente lavoro fisico all’aperto e tecnica individuale. Ovviamente attrezzi e ambienti, da palestre ad altri luoghi, dovranno essere sanificati. Gli atleti saranno comunque sottoposti quotidianamente al controllo della temperatura per intercettare i primi sintomi di allarme.

ISOLARE CHI SI INFETTA.  Nel caso in cui ci fossero sintomi sospetti l’atleta o il tesserato dovrà essere confinato in una stanza chiusa e ben areata, che potrà essere raggiunta solo da squadre di emergenza, fino all’arrivo del pronto intervento.

Chi fosse venuto a contatto con il nuovo malato dovrà smettere di allenarsi collettivamente, dovrà effettuare i test molecolari, tamponi, in attesa di una valutazione conforme al ritorno nel gruppo.

COSTI. Un protocollo delle genere ha costi altissimi non sostenibili da tutte le società di serie A e B per non parlare, a prescindere dalle decisioni di queste ore, di cosa potrà accadere in Lega Pro.

È evidente che un protocollo del genere, varato per tutto il movimento professionista, deve porsi il problema dei rischi individuali di ogni singolo tesserato che non cambiano con gli emolumenti o la categoria.

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