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L'amico per la vita: Firenze ritrova Pioli. Quante emozioni nel ricordo di Davide

L'ex tecnico della Fiorentina tornerà al Franchi da avversario, ma i tifosi lo accoglieranno con affetto. Una storia speciale, nel nome di Astori.

Domani, quando salirà le scale del tunnel che porta al terreno di gioco, la prospettiva gli sembrerà di sicuro diversa.

Dovrà essere forte ancora. E magari quel tatuaggio custodito gelosamente sul polso, il 13 di Davide Astori, il capitano eterno, suo e di una città, Firenze, diventerà il gancio a cui aggrapparsi per non farsi travolgere dall’emozione.

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Stefano Pioli torna in quella che per una stagione e tre quarti era stata casa sua. 321 giorni dopo l’ultima volta, il 7 aprile di un anno fa, nella gara (persa) contro il Frosinone. Saluterà ancora una volta Beppe Iachini, con cui ha condiviso il passato da calciatore proprio con la maglia viola indosso.

Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

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NEL RICORDO DI DAVIDE. Una centrifuga di emozioni, anche al minuto 13, quando il Franchi ricorderà Davide, strappato alla vita in una domenica di marzo a Udine. Nulla è stato più come prima.

E nonostante tutto, il vuoto, il silenzio, il disorientamento, Pioli fu capace di rimettere insieme i pezzi dei suoi ragazzi, senza farsi indietro lui per primo. Ci aveva pensato, ma erano stati i suoi giocatori a convincerlo che no, non avrebbe potuto lasciare qualcosa a metà.

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DIMISSIONI. Quel pomeriggio del 9 aprile poi rassegnò le dimissioni, primo allenatore dell’era Della Valle a dimettersi in 17 anni di storia. In passato erano serviti gli esoneri per dare la scossa all’ambiente, da Cavasin a Mondonico, da Mihajlovic a Delio Rossi.

Dopo il comunicato diramato dalla (vecchia) società, si fece da parte, ritenendo essere «state messe in discussione le capacità professionali e, soprattutto, umane». Se già prima, la stima del tifo viola per Pioli era assolutamente conclamata, subito dopo, in città, ci fu una sorta di sollevamento popolare in sua difesa e contro la famiglia marchigiana.

Pochi giorni dopo Firenze si svegliò con lenzuoli di contestazione appesi in ogni dove, tra cavalcavia (quello della Fortezza da Basso), luoghi d’interesse (piazzale Michelangelo) e snodi ben trafficati (zona Peretola), preludio del flash mob contro la proprietà dell’11 maggio di fronte alle loro boutique in via Tornabuoni, poche settimane prima del cambio di proprietà.

Eppure, Stefano, non ha mai tuonato contro nessuno. Tornato a Firenze in occasione della manifestazione di Pitti, la scorsa estate, salutò tutti, col solito sorriso, ma senza accendere polemiche sul passato. IL SALUTO.  Il Franchi lo saluterà come merita, magari proprio come fece il San Siro nerazzurro (applausi dei 50 mila presenti e striscione della Nord) quando Stefano, da tecnico della Fiorentina, tornò per la prima volta da avversario lì dove pochi mesi prima aveva allenato.

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